Il serpente dorato - Veronica Elisa Conti - E-Book

Il serpente dorato E-Book

Veronica Elisa Conti

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Beschreibung

Darrel Faulkner è un investigatore privato con l’ambizione di diventare attore. Penny Crane una cartomante imbrogliona. Tra misteri, morte e esoterismo le loro vite finiranno per legarsi ad un filo velenoso e sottile. Thriller a tinte forti che non mancherà di stupire.

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Veröffentlichungsjahr: 2016

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Table of Contents
UN CLICHÉ LETTERARIO
UN RITUALE DI CARTA
NEL VENTRE DELLA BALENA
UNA STANZA CHIUSA
L’ALTRO LATO DELLE COSE
UN UOMO VESTITO DI DOLORE
UN MIRAGGIO
LA TANA DEL CONIGLIO
UN’EPIFANIA
UN’ALTRA VILLA, UN ALTRO BAMBINO
QUALCOSA DA ASCOLTARE
UN MARCHIO, UN SIGILLO
IL SONNO DELLA RAGIONE
LA CASA ROSSA DELLE PALUDI
DIETRO IL VELO
UN BALLO DI AMORE E MORTE
UNA FAVOLA
UN RITO DI MORTE E RINASCITA
UNA SENSATA PAZZIA
SULL’ABISSO
IN PACE
FEDE
UN SUDARIO
LA REGINA NERA
L’EPILOGO DEGLI IMMORTALI
IL SERPENTE DORATO
L’Autore
DigiLibris

Collana Blacknight

il Thriller è servito

Pegasus Edition è il marchio editoriale dell’Associazione Culturale Pegasus Cattolica

www.pegasusedition.it

Direzione editoriale via Irma Bandiera 29/b

47841 Cattolica (Rn)

Copyright © Pegasus Edition 2015

La presente opera è frutto della fantasia dell’autore. Nomi, personaggi, luoghi ed eventi narrati all’interno della stessa sono stati utilizzati in modo fittizio. Somiglianze con personaggi reali, viventi o defunti, eventi e località esistenti sono da considerarsi puramente casuali.

Tutti i diritti riservati. Nessuna parte di questo lavoro può essere tradotta, riprodotta o trasmessa con qualsiasi mezzo senza espressa autorizzazione dell’editore e, quando necessario, degli altri titolari del copyright.

ISBN: 9788899239466

Veronica Elisa Conti

Il serpente dorato

Pegasus Edition

A Daniele, per il quale nascono tutte le parole

A Daniele, per il quale nascono tutte le parole.

“Ebbene io appartengo alla vecchia generazione che ama credere. Appartengo alla vecchia generazione ingenua, abituata a non capire, a non indagare, a non sapere, assuefatta ai misteri circostanti e pronta a respingere la piena e chiara verità.

Sopprimendo l’invisibile la fantasia è stata impoverita. La nostra terra mi appare oggi come un mondo abbandonato, vuoto e squallido. Le credenze che la rendevano poetica sono svanite. Come doveva essere tetra, terribile, in altri tempi l’oscurità della sera quando era piena di esseri favolosi, sconosciuti, errabondi, malevoli.”

Guy de Maupassant

UN CLICHÉ LETTERARIO

Era un cliché letterario. Un pessimo cliché letterario. Un investigatore privato con l’ambizione di diventare attore. L’ennesimo attore della città degli Angeli. E oltretutto Darrel Faulkner era pure brutto.

Crollò sudato sul divano dell’ufficio. Katy, la sua opulenta segretaria, non alzò neppure gli occhi dalle sue scartoffie. Darrel la adorava: grassa come una venere primordiale e agghindata come un albero di Natale, aveva due cose in comune col suo principale e con il resto dei mediocri concittadini. Faceva il minimo indispensabile al lavoro e impiegava tutte le sue risorse inseguendo il sogno, la Mecca: la celebrità.

Con la sua memoria di elefantessa si ricordava di tutti i provini, i casting, le audizioni della città dei sogni. Darrel la consultava come la Bibbia degli aspiranti attori, anche se in cuor suo sapeva che Katy non ce l’avrebbe mai fatta.

E lui? Alto come un palo, magro come un chiodo, il naso a banderuola. Chi mai non l’avrebbe voluto in un film?

«Li ho persi» lo disse grattandosi il retro dell’orecchio.Katy alzò gli occhi bovini.

«È la terza volta Darrel. Non sono formiche, sono un vecchio riccone pelato e la sua amante. Avevi tutto: motel, numero di camera, ora e data.»

«Lo so, ero lì» il prurito si era esteso al lobo.

«E allora? Eri ubriaco?»

«Non bevo, lo sai.»

«Allora leggevi quei dannati giornali scandalistici. È un pessimo vizio.»

Darrel annuì.

«E cosa diremo alla signora Fane?»

«Che suo marito le è fedele. Sarà contenta.»

Darrel si alzò dal divano.

«Aspetta» fece lei.

«Hanno chiamato quelli del provino di venerdì?»

«No» tirò su un foglio «un certo Webster Ford. Era agitato e ha detto che devi assolutamente tornare a casa. Chi è?»

Darrel sospirò. Il prurito stava crescendo.

Per Darrel Faulkner l’ottanta percento del mondo era costituito da polvere. Persino i sogni. Si può dire che la polvere fosse quasi un’ossessione, un metro di misura della civiltà. Bisognava arrendersi ad essa, come davanti al più forte.

Forse anche per questo Darrel amava andare alle audizioni. Le stanze sovraffollate, le battute ripetute come la litania del rosario, l’ansia straripante e su tutto un immutabile strato di sporcizia che tranquillizzava i nervi e l’orticaria di Darrel.

Perché voleva fare l’attore? Di certo non c’era portato, ma era proprio un bel mestiere dai vantaggi non trascurabili: soldi, macchine, donne. Tutte cose che a Darrel mancavano. Avrebbe voluto leggere di se stesso su una rivista patinata. Sposare un’attrice al quinto matrimonio. Vedere il proprio naso stampato su tutte le locandine. Darrel era un tipo semplice, poco incline per natura a scavare nel profondo.

Forse anche per questo non era capace di investigare, di cercare. Forse pensava che avrebbe trovato solo polvere.

Compose per la terza volta il numero di Webster Ford. Lentamente e con stanchezza. Non ne aveva voglia, ma sapeva che se non lo avesse fatto sarebbe stato colto da un ulcerante senso di colpa dalle svariate somatizzazioni. Webster gli avrebbe proposto il caso del secolo. Ma Darrel non poteva: aveva un provino.

Lasciò squillare a lungo il telefono, un’unica nota ripetuta all’infinito come in un’audizione di un musical.

«Pronto?» una voce femminile. Darrel si trovò del tutto impreparato. Deglutì.

«È l’ufficio di Webster Ford?»

Un momento di silenzio.

«Chi lo vuole sapere?»

«Sono Darrel Faulkner, un collega di Webster. Mi ha chiamato un’ora fa dicendo che doveva parlarmi.»

«È impossibile» la voce si fece dolente «Signor Faulkner le devono aver fatto un brutto scherzo. Webster è morto ieri notte, non può averla chiamata. Mi dispiace.»

La donna chiuse il telefono. Darrel rimase ad ascoltare il silenzio dell’apparecchio. Lo martellava nelle orecchie come un canto funebre.

UN RITUALE DI CARTA

Webster Ford non era stato come un padre per Darrel. Darrel un padre l’aveva avuto, un brav’uomo paziente, sconfitto da un’orticante depressione.Webster era stato colui che aveva avviato Darrel all’appagante mestiere di investigatore privato. Gli piaceva pensare a se stesso come a un mentore, un maestro di vita. Amava sputare sentenze. La sua preferita era: «Saresti intelligente Darrel, ma non ti applichi proprio.» L’esatta sintesi della sua vita. Però aveva sempre dato fiducia al suo assistente, nonostante età, pruriti e manie. Questo Darrel non lo aveva mai dimenticato. Di fronte alle ansie composite del suo apprendista, Webster aveva tagliato corto: «Smetti di pensare che mi deluderai. Se anche lo facessi è normale, sei umano. La vita va avanti lo stesso» e condiva il tutto con una bella risata. Il suo lavoro era scarso e incentrato sulle classiche relazioni extraconiugali, ma a Webster non importava. Amava il suo mestiere, si sentiva il paladino della feccia. Per Darrel non era stato soltanto un maestro. Era stato un modello e soprattutto un amico. Adesso, tornato in fretta nel ventre caldo della città della Mezzaluna, non sapeva cosa dire, cosa pensare davanti a quella tomba tumulata di fresco, il nome ancora scritto col gesso. Il silenzio era l’unica preghiera che Darrel conoscesse. Si sentiva a disagio. Quella lapide scarna, quella tomba, conteneva solo un involucro senza parola. Darrel non sapeva se avesse un senso stare lì. Riusciva solo a pensare a quella telefonata: Webster lo aveva chiamato un giorno dopo essere morto. O almeno Katy era sicura che chi aveva telefonato si fosse presentato come Webster. Uno scherzo? Ma a quale fine? Si grattò la base del collo. Doveva andare all’ufficio dell’amico.

Lesen Sie weiter in der vollständigen Ausgabe!

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