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Una "guida" del tutto insolita, ai luoghi cantati e vissuti dai massimi interpreti della "scuola genovese" della canzone d'autore e della poesia.
Dalla piazzetta della Foce a via del Campo, dalla stazione di Sant'Ilario al cielo in una stanza, tutti i luoghi di vita e di ispirazione di Fabrizio De André, Ivano Fossati, Luigi Tenco, Gino Paoli, Bruno Lauzi, Umberto Bindi, Eugenio Montale, Giorgio Caproni...
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Veröffentlichungsjahr: 2010
Parchidi Parole
Genova e la sua Provincianelle opere di Cantautori e Poeti
La Provincia di Genova, l’Autore e l’Editore ringraziano sentitamente quanti, attraversosuggerimenti, materiali, testimonianze hanno contribuito alla realizzazione di questapubblicazione.
Oltre a tutte le persone esplicitamente citate nel testo, si ringraziano:
Franco Bampi, Alessandro Barbieri, Marcello Basilico, Claudio Bertieri,
Silvana Caproni, Rosina Cerra, Laura Crescini, Adriana De Foresta,
Arnaldo Demetrio, Stefano Finauri, Fulvio Fossati, Riccardo Grozio,
Libreria Due Erre di Sestri Levante, Paola Gasperetti, Carmine Maffodda,
Maria Grazia Marletto, Giovanni Meriana, Mauro Pedemonte,
Tonino “Roberto” Poggi, Maurizio Re, Alessandra Repetto, Chiara Rossetti,
Margherita Rubino, Patrizia Tenco, Santina Terzi, Piero Tixi, Sandro Vigo.
Si ringraziano inoltre:
Giuseppe Isola (Sindaco di Rovegno), Federico Marenco (Vicepresidente Comunità
Montana Alta Val Trebbia), Cristino Martini (Sindaco di Rossiglione), Antonino Oliveri
(Sindaco di Campoligure), Michelangelo Pesce (Sindaco di Tiglieto), Giuseppe Rivanera
(Sindaco di Fontanigorda)
Parchi di Parole - Genova e la sua Provincia nelle opere di Cantautori e Poeti
Progetto e realizzazione editoriale:
Galata s.r.l., Genova
Fotografie:
Silvia Ambrosi, pagg. 15b, 17, 21a - per gentile concessione
Archivio Comune di Bogliasco, pag. 66 - per gentile concessione
Archivio Fondazione De André onlus, pag. 56, 93 - per gentile concessione
Archivio Museo Luigi Tenco, Ricaldone, pag. 90 - per gentile concessione
Archivio Parco del Beigua, pag. 62 - per gentile concessione
Archivio Parco di Portofino, pag 69 - per gentile concessione
Archivio Storico AMT S.p.A., pag. 75 - per gentile concessione
Collezione Stefano Finauri, pagg. 7, 12b, 13b, 14a, 18, 19, 20, 29, 42, 61, 73 - per gentile concessione
Galata s.r.l., Copertina, pagg. 10, 12a, 13a, 14b, 15a, 21b, 47, 50, 53, 55 in basso, 57, 60, 62, 63, 64, 68, 70, 79, 82, 83, 85, 89, 91, 93, 94
Piemme Foto, Arenzano, pag. 55a
Foto messe gentilmente a disposizione da archivi personali:
Alessandro Barbieri, pagg 84, 86 Lorenza Bozano, pagg. 88, 89 Fabrizio Calzia, pag. 77
Danilo Dégipo, pagg. 32, 38, 40 Famiglia Mannerini, pagg. 26, 35 Famiglia Tenco, pag. 67
(Ferruccio D’Apice) Giampiero Reverberi, pag. 36 - Adriano Rimassa, pagg. 37, 39
I brani delle poesie di Giorgio Caproni sono stati tratti da:
TUTTE LE POESIE di Giorgio Caproni
© Garzanti Editore S.p.A., 1983, 1989, 1995
© 1999, Garzanti Libri S.p.A.
e pubblicati in questo volume per gentile concessione dell’Editore e di Attilio Mauro e Silvana Caproni.
L’Editore rimane a disposizione per gli eventuali diritti sulle immagini pubblicate
© 2007 Galata srl Genova, tutti i diritti riservati
www.galata.it
ISBN: 9788895369273
Edizione elettronica realizzata da Simplicissimus Book Farm srl
SOMMARIO
Genova e il suo centro
Amori in salita e in discesa
La Foce, il dopoguerra, la musica
Quattro amici e un bar
A ponente di Genova
Sassi
La Riviera di Levante
Posti davanti al mare
Marassi e la Valbisagno
Pallone e Acciughe
La val Trebbia e la valle Scrivia
Route 45
Da Ricaldone a Revignano d’Asti
Fuori porto
In un settore della cultura Genova eccelle davvero a livello europeo, anzi mondiale: la poesia. Soprattutto a partire dal Novecento, secolo che consacra il verso “libero”, affrancato dal fardello di metriche imposte, di ritmi ancestrali, considerati congeniali alla lingua italiana ma forse – la buttiamo lì – un po’ meno alla cadenza ligure.
Perché proprio la poesia “moderna” come tratto della cultura genovese e ligure?
Inutile, almeno in questa sede, affrettare ipotesi. Piuttosto godiamocela, questa poesia, che sprigiona l’odore prosaico (in senso concettuale, non metrico) dei limoni, essenziali, schietti, aspri, di-versi dai metri aulici dei poeti laureati. Il Nobel del 1975 a Eugenio Montale rende una volta per tutte “mondiale” l’universo poetico ligure, lo laurea suo malgrado, raccoglie - forse impropriamente, ma funzionalmente - sotto un unico “tetto” personalità eterogenee quali Giorgio Caproni, Edoardo Firpo, Edoardo Sanguineti, Camillo Sbarbaro… Quando si parla di poesia, di poesia ligure, di poesia moderna, il discorso si estende, con naturalezza ormai, alla Canzone d’Autore. Ché scuola o non scuola, la scuola genovese, culturalmente, ha fatto Scuola: “Come un’anomalia”, verrebbe da dire, prendendo spunto dal volume che legge i testi di Fabrizio De André “come poesie”.
La Canzone d’Autore è entrata nelle aule universitarie (a Genova ne hanno intitolata una a De André e un’altra a Tenco, in via del Campo…) e la ricerca potrebbe - anzi: dovrebbe - rivalutare interpreti quali Umberto Bindi e Bruno Lauzi - frettolosamente messi in disparte - o ancora avvalersi, per la discussione, delle presenze di Gino Paoli e Ivano Fossati.
Non “sono solo canzonette”, dunque. Anche se nessuna ricerca - o celebrazione - potrà mai valere quanto l’ascolto.
Anche da considerazioni come queste è nata l’idea di “Parchi di Parole”, vale a dire di un libro che non solo leggesse il mondo “genovese” di Cantautori e Poeti, ma invitasse il grande pubblico a conoscerlo da vicino, quasi toccarlo con mano, amarlo ancora di più.
Un’idea rimasta per anni nel cassetto. Fino a quando il progetto ha trovato la sensibilità, la lungimiranza, la passione di Maria Cristina Castellani, che non solo ne ha reso possibile la realizzazione, ma addirittura ha voluto - e saputo - condividerla con entusiasmo raro.
A lei, e all’Amministrazione Provinciale di Genova, rivolgo un sentito grazie anche a nome di tutti quanti amano la Musica d’Autore e la Poesia.
Da oggi Genova, la sua Riviera, il suo affascinante Appennino, hanno un motivo di visita in più.
E se davvero “noi genovesi” teniamo così tanto al Patrimonio, compreso quello culturale: facciamone Tesoro.
L’Editore
Qualche volta si decide di andare in giro per strade e piazze della nostra Città. Oppure si sceglie uno degli itinerari fuori porta che più si addicono alla stagione ed al tempo.
La nostra scelta coincide talvolta con un particolare umore di quel momento. Un lampo di luce che invita a infilarci in un caroggio e seguire una scia di ricordi. In un pomeriggio di primavera, il suono di un pianoforte da una finestra ci consiglia di fermarci su una panchina vicina e godere almeno, per pochi minuti, di quella bellezza. Ma è poi il fluire del tempo che spinge a pensare a chi abitava in quei luoghi e chi aveva provato forse le nostre stesse sensazioni. Siamo, in genere, informati sui palazzi dove hanno vissuto i grandi personaggi della storia, i grandi poeti, quelli che sono stati e saranno ancora per un po’ l’incubo degli studenti agli esami di maturità. Meno noti sono i luoghi sacri di altri poeti e musicisti non ancora storicizzati, anche se avremmo voglia di sapere dove un nostro amato cantante vive o ha vissuto. È un turismo un po’ particolare. Molto coltivato in Francia, dove la competenza e la voglia di documentare sono molto sviluppati. Tanto da produrre guide agili e ricche dove vengono segnalati, magari in finestre di dialogo, eventi e “luoghi -simbolo” che uno può avere voglia di fissare nel ricordo e visitare con pazienza ed amore. Ecco quindi come è nata la collaborazione con Fabrizio Calzia che ci ha proposto di sostenere una guida particolare ai luoghi dei nostri poeti e cantautori. Un libro che creava quelli che noi tutti vorremmo: parchi di poesia, di musica, di amore e passione, di sprazzi di luce e di memoria. Parchi particolari di arte e bellezza e, giocando con il senso del “parco” e di “parco”, come non ricordare che noi in Liguria siamo anche “un po’ avari di parole”. Parchi appunto. Eppure siamo stati e - speriamo - saremo la terra dei cantautori e di grandi poeti… Quella terra che tanto amiamo e che è tanto amata da chi l’ha cantata e saputa raccontare a noi e a quelli che hanno la fortuna di visitare quei luoghi dove sono nate canzoni da Signore, io sono Irish alla Canzone dell’amore perduto.
Dalla poesia di Montale a quella di Caproni. Dalle spiagge degli anni Sessanta a quelle di ora. Dove il Sapore di sale si sposa a quella sconvolgente ed avvolgente bellezza della piazzetta di Pontetto dove ci viene voglia di sussurrare Ovunque sei… ad Umberto Bindi e a tutte le ombre del nostro Passato. E lo scriviamo con la P maiuscola come di uno spazio poetico dove si sono condensate emozioni e dove si sono raccolti pensieri. Un nastro leggero ed elegante che si snoda attraverso il territorio. Polvere di stelle sulle notti dei Lungomare. Vento leggero sui nostri monti. Ali di farfalla nei giardini proibiti dell’immaginario.
Per questo la proposta di Galata è stata un via convinto per un percorso che ci auguriamo vi piaccia. Fra creuze e piazze di città. Fra giardinetti e scuole. Fra friggitorie e mareggiate. In tutte le “vie del Campo” della nostra e della vostra vita. Là dove sbocciavano le viole della Poesia e della Canzone d’Autore.
Maria Cristina Castellani
Alessandro Repetto
Assessore alla Cultura
Presidente
Provincia di Genova
Provincia di Genova
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Genova e il suo centro
Amori in salita e in discesa
Approdo con Lanterna
Fino agli anni Trenta del Novecento, Genova cominciava con la Lanterna. C’era una rupe massiccia, quasi un naturale muro di Berlino, a separare la Superba da Sampierdarena: su quella collina di San Benigno si ergeva un tempo la fortezza della Briglia. La grande muraglia secentesca che cingeva Genova (la dicono seconda soltanto a quella cinese, ma occorrerebbe prendere le misure) saliva allo Sperone partendo dal faro. Per entrare in città si passava da quella Porta della Lanterna oggi addossata alla roccia proprio sotto lo stesso faro. Accadde in quegli anni Trenta che un duce in vena di grandi opere decidesse di buttare giù un pezzo di montagna per fare spazio alla scenografica elicoidale della Camionale, oggi autostrada Genova-Serravalle. Politicamente il vento non cambiò, ma climaticamente sì: i vecchi genovesi erano pronti a giurare che quello scempio aveva dato via libera a correnti non proprio desiderate. La Lanterna, ad ogni buon conto, era e rimase il simbolo di Genova. Al punto da venire plausibilmente rimpianta da quel vecchio emigrante d’Argentina, protagonista di Ma se ghe penso. È azzardato considerare il brano un antenato della canzone d’autore, anche se le interpretazioni di Mina o di Gino Paoli hanno contribuito a consacrarne il mito. La Lanterna, dal canto suo, è oggi visitabile grazie al recupero svolto dalla Provincia di Genova. Ci si arriva meglio attraverso la bella passeggiata che parte in fondo a via Milano, lato mare (più precisamente all’entrata del parcheggio del terminal traghetti). La passeggiata si sviluppa su una passerella che, aggirando la rupe (quello spuntone risparmiato dall’elicoidale…) con i resti della cinta muraria e del sistema difensivo conduce infine al faro; lungo il percorso alcuni pannelli descrivono la storia della zona e del porto, parte del quale può essere direttamente osservata. Proprio questo tratto di porto - che il poeta definisce “Di Negro celeste” - viene cantato da Giorgio Caproni in Sirena. La sirena in questione è quella delle navi…
Genova dal mare
La visita alla Lanterna comprende il museo e la salita alla prima terrazza, raggiungibile attraverso una scala di 375 scalini. Da lassù è unica la prospettiva sulla città. Una prospettiva che dovrebbe piacere a Ivano Fossati, il quale indica nella sua Chi Guarda Genova il punto di vista dal mare come il solo possibile per vedere la città. Tornati al terminal traghetti, si prosegue verso il centro lungo la via Milano, quindi via Bruno Buozzi. È un lungoporto suggestivo, specie nelle giornate limpide e in presenza delle grandi navi da crociera, con il disegno dell’insenatura chiuso all’orizzonte dalla sagoma della Basilica di Carignano. Anche se la vista, a dirla tutta, è letteralmente tagliata in due dalla Sopraelevata. Pazienza….
All’altezza della stazione della metropolitana di Di Negro (via Milano) si getti un’occhiata alla villa dalla facciata rosa che ospita oggi la fondazione “Casa America”. È questa la villa di Negro - da non confondersi con la villetta di Negro che sovrasta la zona di Corvetto - citata da Caproni nella poesia Ai genitori.
In fondo a via Bruno Buozzi, sul lato monte, c’è il “Ragno Verde”, superstite locale “storico” della zona portuale. Lo frequentava Fabrizio De André che lo cita nel suo romanzo Un destino ridicolo.
Proseguendo lungo il porto si passano la villa del Principe Andrea Doria con il suo sontuoso giardino e la stazione marittima per arrivare in piazza della Commenda; l’edificio è citato da Giorgio Caproni in Intarsio. Questa è una zona cara al poeta che più tardi ricorderà: «A Genova ho scritto le prime poesie, che la domenica andavo a ricopiare a macchina nello scagno di mio padre in piazza della Commenda, in pieno porto, e più tardi in piazza dell’Acquaverde (citata in Litania, NdR) accanto all’antica chiesa di San Giovanni di Pré.» (cfr. “Guida al Parco Culturale di Giorgio Caproni”, a cura di Carla Scarsi, Edizioni San Marco dei Giustiniani, Genova 2000, pag. 27).
La Commenda può essere considerata la prima “stazione marittima” di Genova, in quanto ospedale (nel senso storico di casa per ospiti) per i pellegrini diretti in Terra Santa. Del complesso della Commenda fa parte la chiesa romanica di San Giovanni di Pré, citata da Ceccardo Roccatagliata Ceccardi nella sua poesia Il popolo e San Giorgio. Proprio “sopra” la chiesa di San Giovanni si apre piazza Acquaverde. Sulla piazza si affaccia la Stazione Principe, cui un Bruno Lauzi in partenza per uno sgradevole viaggio a Milano dedica una poesia dal pensiero molto genovese: in “Europa” si va per litigare ma soprattutto per ritornare…
SIDONE
Sidone, la Sidun cantata da Fabrizio De André in Creuza de mâ, non rappresenta un luogo propriamente genovese, ma va citato per sottolineare l’espansione della Superba, dopo le Crociate, nell’area mediterranea e in particolare in Terra Santa. È ben conservata, a Sidone, la fortezza “genovese” eretta proprio sul mare. Una Sidone che De André richiama attraverso il dialetto e manda a sbattere contro l’impietoso contenuto del brano, riferito all’uccisione di un bimbo durante la guerra fra Libano e Israele.
Fronte del porto
Proseguendo lungo il porto oltre la Commenda di Pré ci si ritrova in via Gramsci, parallela a mare rispetto alla nota via Pré. È questa la zona angiportuale, territorio negli anni Cinquanta e Sessanta di passeggiatrici e locali quali lo “Zanzibar”, il “Golden Gate”, il “New York Bar”, lo “Scandinavia”. Sono i posti che attiravano il giovane Fabrizio De André, “la città vecchia” puntualmente ripresa in Un destino ridicolo. «Ho letto anch’io il romanzo: è tutto vero, personaggi compresi. Prendiamo ad esempio il “macrò”: lo conoscevo.» parole di Michele Maisano, musicalmente meglio conosciuto come Michele e basta. Anche lui, come Faber, era assai pratico di quell’ambiente: «Parliamo del ’57, o del ’58: io ero un ragazzino e suonavo abitualmente a Sestri Ponente. Al sabato, verso mezzanotte, arrivava un mio amico a prendermi. Saltavo sulla sua Ape scassata e andavamo a suonare in via Gramsci. A quell’ora i locali erano zeppi di marinai americani, c’era da tirare su qualche soldo.» E Susan dei marinai? «Era lì… Anche se io ricordo piuttosto un donnone enorme che non esitava a prendere per il bavero e buttare fuori dal locale quei marinai ubriachi che importunavano noi musicisti. A volte scoppiavano risse furibonde, anche in questo senso Un destino ridicolo è più che realistico. Quanto a Susan, beh, si sa che la prima stesura è di Fabrizio; me la passò nel 1971.»
La Commenda di Pré e via Gramsci in una foto degli anni ’50. Lo scenario è radicalmente mutato, oggi, per la presenza della Sopraelevata, mentre la Darsena restaurata ospita il museo del mare Galata e la facoltà di Economia e Commercio
Un ascensore guasto per il paradiso…
Esigenze di percorso rendono necessario un piccolo “salto” da via Gramsci a piazza Portello. Si può prendere un autobus (il 18 ad esempio) e scendere dopo due fermate. Sul lato monte di piazza Portello è l’ascensore per Castelletto, citato in una delle più note poesie di Caproni, ripresa anche su una targa posta all’ingresso. «Ma non andrò in paradiso.» confessava il poeta ai suoi amici in val Trebbia E quando gli chiedevano il perché lui rispondeva laconico: «Quell’ascensore è sempre guasto…»
Le pareti rivestite in legno caratterizzavano fino a pochi anni or sono l’ascensore di Castelletto. La foto a fianco è scattata a Lisbona, a sottolineare quelle affinità fra Gen [...]
