Corps, Âme, Esprit - Valerry D.A. Wilson - E-Book

Corps, Âme, Esprit E-Book

Valerry D.A. Wilson

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Beschreibung

Une réflexion sur l'âme humaine à travers l'analyse des traités des Pères de l'Eglise, notamment chez Irénée de Lyon. L'auteur aborde également la polémique de la Grande Eglise contre les gnostiques et contre le philosophe grec Plotin.


À PROPOS DE L'AUTEUR


Valerry D.A. Wilson est béninois, chrétienne. prêtre du diocèse de Luçon. Il est en charge du pèlerinage des jeunes à Lourdes. Après avoir obtenu un Master en Philosophie, un Master en Histoire du Christianisme et une Licence Canonique en Théologie dogmatique, il prépare actuellement un Doctorat en Philosophie à l’Université Catholique de Lyon et un Doctorat en Théologie à l’Université de Lorraine.

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Seitenzahl: 330

Veröffentlichungsjahr: 2022

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Valerry D. A. WILSON

ANTHROLOPOGIE DES PÈRES DE L’ÉGLISE

Le Corps et l’Âme

Préface de Mons. Carlo Dell.Osso

Du même auteur

Jésus-Christ et l’Église : Dialogue de Benoît XVI avec saint Augustin, Éditions Saint-Léger, 2019, 261 pages.

La Récapitulation chez Irénée de Lyon. Le dessein absolu de Dieu pour l’homme, Paris, Éditions Parole et Silence, coll. « Sagesse et Cultures », 2019, 182 pages.

Le Salut selon le Traité Tripartite. Plotin face aux Gnostiques, Paris, Éditions Saint Honoré, coll. « Philosophie », 2019, 250 pages.

Abréviations et sigles

AH. : Adversus Haereses, Irénée de Lyon.

BA : Bibliothèque Augustinienne.

CCels. : Contre Celse, Origène.

CCt : Commentaire sur le Cantique des Cantiques, Origène.

CF : Catéchèse de la Foi, Grégoire de Nysse.

coll. : collection.

Conf. : Les Confessions, saint Augustin.

CPE : Connaissance des Pères de l’Église.

De imm. an. : De immortalitate animae, saint Augustin.

De Trin. : De Trinitate, La Trinité, saint augustin.

Dém. : Démonstration de la prédication apostolique, Irénée de Lyon.

dir. : sous la direction de.

EA : Études Augustiniennes.

Enn. : Ennéades, Plotin.

Fr. : français.

Frg. : fragment.

HCt : Homélies sur le Cantiques des Cantiques, Origène.

HE : Homélies sur l’Exode, Origène.

HomE. : Homélies sur Ézéchiel, Grégoire le Grand.

IA : Itinéraires Augustiniens.

ICES : Institut Catholique d’Études Supérieures de La Roche-sur-Yon.

NC : Notes Complémentaires.

NRT : Nouvelle Revue Théologique.

Prol. : Prologue.

PUF : Presses Universitaires de France.

REA : Revue des Études Anciennes.

REG : Revue des Études Grecques.

ReSR : Revue des Sciences Religieuses.

RSR : Recherches de Science Religieuse.

SC : Sources Chrétiennes.

Sol. : Soliloques, Augustin.

ss. : et suivants.

trad. : traduction de.

Prefazione

La questione antropologica è fondamentale ai fini della comprensione di tutto l’impianto della teologia cristiana volta ad illustrare l’attività salvifica del Dio Uno e Trino nei confronti dell’uomo ; in questo medesimo contesto prende significato la mediazione salvifica unica ed universale del Figlio di Dio fatto uomo. I Padri della Chiesa avvertirono l’importanza della questione antropologica, tant’è vero che è possibile trovare elementi di antropologia cristiana in quasi tutti gli scritti dei Padri sia quelli di tipo esegetico, là dove si riferiscono alla dicotomia o tricotomia dell’uomo negli scritti paolini oppure al testo della Genesi sulla creazione dell’uomo a immagine e somiglianza di Dio, sia quelli di tipo dottrinale, particolarmente là dove analizzano la struttura umana del Verbo incarnato, provvisto di anima e corpo ; sia quelli di tipo morale, catechetiCo e ascetico. Si può dire, in definitiva, che la visione dell’uomo “ossessionò”, in senso positivo, i Padri della Chiesa.

Il volume di Valerry Wilson si inserisce in una lunGa tradizione di studi divulgativi sull’antropologia cristiana patristica greca e latina, i cui protagonisti sono senza dubbio Ireneo di Lione, Tertulliano e Gregorio di Nissa, insieme con Origene, Agostino e Gregorio Magno, le cui opere e il cui pensiero costituiscono l’ossatura di questo volume. Il taglio che l’autore dà al suo studio è quello di poggiare l’antropologia sulla Sacra Scrittura per definire l’essere umano, spirito, anima e corpo, come immagine di Dio, creato da Dio e chiamato alla salvezza.

Nel volume troviamo i principali temi dell’antropologia patristica, come la concezione del vecchio e del nuovo Adamo all’interno della dottrina della ricapitolazione di Ireneo di Lione. Tale dottrina non solo si inseriva nel contesto antignostico, ma anche dava una nuova luce all’opera salvifica di Cristo, Verbo di Dio e nuovo Adamo. Poi l’autore si concentra sull’anima umana in Ireneo, Tertulliano e i Padri Cappadoci, toccando i temi più delicati inerenti ad essa, ossia la tendenza platonica che vede l’anima in condizione superiore e distaccata dal corpo, poi la sua natura corporea o spirituale e, infine, la sua dimensione creaturale fatta ad immagine e somiglianza di Dio. Valerry Wilson dedica a due autori una particolare attenzione, ossia a Origene e ad Agostino, le cui pagine occupano oltre la metà dell’intero volume.

E’ ben notato, a nostro avviso, il rapporto e il passaggio dal corpo materiale al corpo spirituale in Origene all’interno dell’esegesi binaria del grande Alessandrino. In tal senso l’autore si serve degli studi di G. Dorival e H. Crouzel, quando tratta del “paradosso del corpo secondo Origene”. Tale lettura binaria che presenta corpo carnale e corpo spirituale è illustrata successivamente nel capitolo il cui Valerry Wilson tratta dell’esegesi del CantiCo dei Cantici di Origene e dimostra di aver compreso appieno la dimensione mistica dell’esegesi origeniana. Sono davvero apprezzabili le pagine in cui l’autore illustra la spiegazione spirituale delle varie parti del corpo, come ad esempio la bocca, i seni, la mani, il viso, gli occhi, il ventre, etc, dello Sposo e della Sposa, che fanno emergere la mistica del corpo secondo Origene.

Colui che ha trattato della corporeità dell’uomo nella sua dimensione orizzontale in modo esimio tra i Padri della Chiesa è stato certamente Tertulliano, a cui è dedicato un capitolo dal titolo “Tertullien et le corps” ; in verità l’espressione “caro salutis est cardo” (De carnis resurrectione, 8) dà sinteticamente l’idea della concezione tertullianea del corpo sia in chiave antieretica, particolarmente antidoceta e antiplatonica, sia in chiave dottrinale per la salvaguardia della verità della natura umana del corpo di Cristo. Per l’ambito antropologiCo va notato che Tertulliano afferma senza esitazione che l’immagine perfetta di Dio nell’uomo è fatta di corpo e di anima, che a ragione sono assunti entrambi dal Verbo incarnato. Queste riflessioni resteranno come delle pietre miliari per tutta l’antropologia cristiana successiva.

Segue un capitolo dedicato proprio all’immagine di Dio nell’uomo secondo Gregorio di Nissa. Valerry Wilson inserisce la riflessione antropologica in quella trinitaria, infatti parte dalla Trinità nell’economia della salvezza e poi giunge all’antropologia teologica incentrata sul concetto di immagine di Dio, donde scaturisce la riflessione sulla vita spirituale e la condotta morale dell’uomo. Certamente Gregorio di Nissa con la sua opera De opificio hominis è uno dei cardini della riflessione antropologica dei Padri della Chiesa.

Come si è detto, l’autore dedica ad Agostino buona parte del volume, infatti i tre capitoli finali trattano della concezione del corpo umano, poi dell’anima nell’ambito della riflessione trinitaria del De Trinitate e infine del tempo nel libro XI delle Confessiones. Queste riflessioni, che percorrono sentieri ampiamente battuti dagli studi scientifici, allargano l’orizzonte su molti temi del pensiero di Agostino, come ad esempio sul peccato originale, sulla polemica contro Manichei e Pelagiani, fino a giungere ai concetti teologici più pregnanti della santificazione e glorificazione del corpo. In questa parte i riferimenti al magistero di papa Benedetto XVI contribuiscono a dare attualità alla riflessione agostiniana.

In definitiva, questo volume - che ben volentieri presentiamo - è un contributo alla divulgazione del pensiero dei Padri sull’uomo con una panoramica sintetica ed efficace. Infatti, il lettore che per la prima volta si avvicina alle fonti patristiche per avere informazioni sull’antropologia cristiana, trova in quest’opera le linee guida per ulteriori approfondimenti e ricerche. Abbiamo apprezzato, infine, la capacità dell’autore di sintetizzare temi così complessi e l’abilità di presentare e interpretare i testi della tradizione patristica più genuina.

Reverendo Monsignore Carlo DELL’OSSO

Segretario del Pontificio Istituto di Archeologia Cristiana in Roma

Préface

La question anthropologique est fondamentale pour la compréhension du système de la théologie chrétienne orientée vers l’activité salvifique de Dieu Un et Trine à l’égard de l’homme. Dans ce même contexte, l’unique et universelle médiation salvifique du Fils de Dieu fait homme prend (ou revêt) toute sa signification. Les Pères de l’Église ressentirent l’importance de la question théologique, tant il est vrai qu’il est possible de trouver des données d’anthropologie chrétienne dans la quasi totalité des écrits des Pères ; soit de nature exégétique, là où se ils se réfèrent à la dichotomie ou à la trichotomie de l’homme dans les écrits pauliniens ou au texte de la Genèse sur la création de l’homme à l’image et à la ressemblance de Dieu ; soit de nature doctrinal, particulièrement là où ils analysent la structure humaine du Verbe incarné, dotée d’âme et corps ; soit de nature morale, catéchétique et ascétique. En définitive, on peut dire que la vision de l’homme « obséda », dans le sens positif du terme, les Pères de l’Église.

Ce livre (cet ouvrage) de Valerry Wilson s’inscrit dans une longue tradition d’études de vulgarisation de l’anthropologie chrétienne grecque et latine, dont les protagonistes sont sans doute Irénée de Lyon, Tertullien et Grégoire de Nysse, avec Origène, Augustin et Grégoire le Grand, dont les œuvres et la pensée constituent l’ossature de ce volume.

La ligne (ou le fil rouge) que l’auteur donne à sa recherche consiste à fonder l’anthropologie sur les saintes Écritures pour définir l’être humain, esprit, âme et corps, comme image de Dieu, crée par Dieu et appelé au salut.

Dans cet ouvrage nous trouvons les principaux thèmes de l’anthropologie patristique, comme la conception de l’ancien et du nouvel Adam dans la doctrine de la récapitulation de saint Irénée de Lyon. Cette doctrine s’inscrivait, non seulement dans le contexte anti-gnostique mais aussi, offrait une nouvelle lumière à l’œuvre salvifique du Christ, Verbe incarné de Dieu et nouvel Adam. Ensuite, l’auteur concentre sa réflexion sur l’âme humaine chez Irénée, Tertullien et les Pères cappadociens, en touchant les thèmes plus délicats et inhérents, à savoir : la tendance platonique qui voit la supériorité de l’âme, détachée du corps, ensuite sa nature corporelle et spirituelle, et, enfin, sa dimension de créature faite à l’image et à la ressemblance de Dieu. Valerry Wilson accorde une attention particulière à deux auteurs, à savoir, Origène et Augustin, dont les pages occupent plus de la moitié du livre.

À notre avis, le rapport et le passage du corps matériel au corps spirituel chez Origène est bien souligné dans l’exégèse biniaire du grand Alexandrin. Dans ce sens, l’auteur se sert des études de G. Dorival et H. Crouzel, quand il traite du “paradoxe du corps selon Origène”. Cette lecture binaire qui présente le corps charnel et le corps spirituel est successivement illustrée dans le chapitre où Valerry Wilson traite de l’exégèse des Cantiques d’Origène et démontre d’avoir bien compris la dimension mystique de l’exégèse origénienne. Les pages où l’auteur illustre l’explication spirituelle des différentes parties du corps, par exemple la bouche, les seins, les mains, le visage, les yeux, le ventre etc. ; de l’Époux et de l’épouse, et qui font émerger la mystique du corps selon Origène sont vraiment appréciables.

Parmi les Pères de l’Église, celui qui a traité d’une manière remarquable la corporéité de l’homme dans sa dimension horizontale, a été sans doute Tertullien, à qui tout un chapitre intitulé « Tertullien et le corps » a été consacré ; en vérité, l’expression « caro salutis est cardo » (De carnis resurrectione, 8) présente synthétiquement l’idée de la conception tertullienne du corps, soit dans un registre anti-hérétique, particulièrement anti-docètes et anti-platonique, soit dans un registre doctrinale pour la sauvegarde de la vérité de la nature humaine du corps du Christ. Dans le contexte anthropologique notons que Tertullien affirme sans hésitation que l’image parfaite de Dieu en l’homme est fait de corps et d’âme ; c’est à raison qu’ils sont tous deux assumés par le Verbe incarné. Ces réflexions resteront come des pierres millénaires pour toute l’anthropologie chrétienne successive.

Ensuite, vient un chapitre spécifiquement dédié à l’image de Dieu dans l’homme selon Grégoire de Nysse. Valerry Wilson insère la réflexion anthropologique dans celle trinitaire. En effet, il part de la trinité dans l’économie du salut et arrive à l’anthropologie théologique centrée sur le concept d’image de Dieu, d’où découle la réflexion sur la vie spirituelle et la conduite morale de l’homme. Certainement, Grégoire de Nysse, avec son œuvre De Opificio hominis est l’un des piliers de la réflexion anthropologique des Pères de l’Église.

Comme nous l’avons précédemment dit, l’auteur dédie une bonne partie de son livre à Augustin ; en effet, les trois derniers chapitres examinent la conception du corps humain, puis de l’âme dans le contexte de la réflexion trinitaire de De Trinitate, enfin du XIe livre des Confessions. Ces réflexions, qui parcourent amplement des sentiers battus d’autres études scientifiques, élargissent les horizons sur plusieurs thèmes de la pensée d’Augustin, comme par exemple : le péché originel, la polémique contre les Manichéens et les Pélagiens, jusqu’aux concepts théologiques les plus profondes (concises) de la sanctification et de la glorification du corps. Dans cette partie, les références au magistère du Pape Benoît XVI contribuent à actualiser la réflexion augustinienne.

En définitive, ce livre – que nous présentons bien volontiers – est une contribution à la divulgation de la pensée des Pères sur l’homme avec un aperçu synthétique et efficace. En effet, le lecteur, qui s’approche pour la première fois aux sources patristiques pour avoir des informations sur l’anthropologie chrétienne, trouve dans cet ouvrage, les lignes directrices pour d’ultérieures approfondissements et recherches. Nous avons apprécié, enfin, la capacité de l’auteur à synthétiser les thèmes aussi complexes et son habileté à présenter et à interpréter les textes plus authentiques de la tradition patristique.

Révérend Monseigneur Carlo DELL’OSSO

Secrétaire de l’Institut Pontifical d’Archéologie Chrétienne à Rome

Trad. française de Don André GBENOUGA,

Prêtre du diocèse de Como (Italie)

Avant-propos

En s’attelant à faire connaître, un tant soit peu, la pensée des Pères de l’Église sur telle ou telle thématique relative à leur théologie et à leur spiritualité, je suis bien conscient que c’est une aventure fort hasardeuse, d’autant plus que les premiers articles de cet ouvrage remontent à mes années d’études à l’ICES de la Roche-sur-Yon où j’ai esquissé mes premiers pas d’étudiant en France. J’ai bien conscience de la résurgence de la pensée des Pères de l’Église à notre époque aussi bien en philosophie qu’en théologie d’une part, comme j’ai bien mieux conscience que, tant d’esprits de tous les pays, aujourd’hui plus que jamais, s’attèlent à creuser, à approfondir et à faire connaître leurs pensées, en profitant de l’essor des recherches historiques.

Ainsi, les champs de recherche historiques, systématiques et philosophiques se rejoignent et s’embrassent pour éloigner le plus loin possible les limites relatives à l’étude de la patristique grecque comme latine. Chacune des recherches sur les Pères de l’Église vise à repousser les limites d’une compréhension plus contextuelle de la pensée de ceux qui ont posé les pierres fondatrices de la construction d’une réflexion systématique et cohérente sur l’Église et sur les questions théologiques et philosophiques abordées par les successeurs des Apôtres dans les premiers temps du christianisme.

La plupart des textes qui suivent s’articulent autour de la compréhension des Pères sur les problématiques relatives à l’être humain, à la personne humaine, aussi bien dans sa composition (corps, âme, esprit) que dans son identité d’« être » créé à l’image et à la ressemblance de Dieu, voulu par lui, aimé par lui. Ainsi, partant de saint Irénée de Lyon et surtout de sa conception de la récapitulation christocentrique, j’ai tenté de recentrer la réflexion sur le mystère du Christ, Fils de Dieu et Sauveur, en montrant la pédagogie de Dieu qui se décline depuis Adam et Ève jusqu’à Jésus et Marie comme une marche voulue par Dieu, le long des siècles, jusqu’à l’accomplissement du salut apporté par le Dieu fait chair qui vient restaurer l’humanité entière.

Progressivement, j’en suis venu à montrer comment, avec Irénée de Lyon, Tertullien et Grégoire de Nysse, la compréhension de l’âme humaine s’est précisée pour désigner globalement la personne humaine composée de corps, d’âme et d’esprit. L’âme est une créature divine comme le corps. Elle meut le corps. Elle est immortelle et immuable ; elle contient le flatus divin ; elle est imagoDei. Avec Origène, l’accent est mis sur la vie spirituelle à la suite du Christ comme réponse de l’homme à la main tendue de Dieu. Ici, le Christ, source de toute vie occupe une place centrale, celle du rocher indispensable, celle du Médiateur entre Dieu et l’homme. Il est le Pain de vie.

Toute conversion de l’homme à Dieu passe par lui. Il est la pierre angulaire. Par son Incarnation, notre corps est appelé aussi au salut. La résurrection des corps chez Tertullien engage la vie de l’homme dans la sainteté de son corps qui se comprend dans la mesure où, à la suite de Grégoire de Nysse, on peut dire que l’homme est créé à l’image et à la ressemblance de Dieu. Il est créé libre et peut user de sa libre volonté en face du mal et du péché afin de faire un choix digne de son identité de fils de Dieu, restauré dans la Mort et la Résurrection du Christ. Ainsi, la vie spirituelle prend son envol dans la foi en ce Jésus-Sauveur. Elle se nourrit des Sacrements et s’ancre dans la vertu. L’exercice de la vertu fait advenir le temps de Dieu dans le temps de l’homme avec saint Augustin. Une fois converti, s’ouvre, devant le chrétien comme devant l’Hipponate, un temps circonstanciel où l’aujourd’hui de l’homme touche l’aujourd’hui de Dieu. L’homme médite alors la Parole de Dieu qui lui fait connaître la volonté de Dieu et son amour pour lui.

Il ne serait pas judicieux de chercher à voir dans cette étude une recherche philologique ou une analyse aiguë du contenu même des textes des Pères cités ici mais simplement une lecture visant à faire connaître la pensée de nos auteurs sur les thématiques élucidées plus haut. Je ne peux présenter la pensée de tous les Pères de l’Église dans ce petit traité, mais ceux qui ont été abordés ici sont assez représentatifs de la profondeur même du génie patristique au service d’une Église qui découvre et redécouvre toujours avec un peu plus d’émerveillement, l’engagement des premiers pasteurs de l’Église dans leur défense de la foi chrétienne, de leur attention portée sur tout chrétien et sur tout homme.

Les Pères évoqués dans cet ouvrage sont Irénée de Lyon, Origène, Tertullien, Grégoire de Nysse, saint Augustin et Grégoire de Grand. Ils sont grecs et latins. Ils représentent diverses époques de la période patristique. Ils sont aussi les Pères assez bien connus pour leur réflexion sur l’homme, sur l’Église, sur le Christ. Avec eux, allons à la redécouverte de l’anthropologie chrétienne.

Exordium

Corps et Âme chez les Pères de l’Église

Les « Pères de l’Église » sont des évêques, des moines ou des laïcs qui, de par leur engagement, leur désir intense de comprendre la foi chrétienne et de la défendre, nous ont transmis le message du Christ. Ils représentent les premières générations de chrétiens qui ont su concilier foi et raison. Quatre critères permettent de les repérer à savoir, l’Antiquité, allant des origines jusqu’à Grégoire le Grand, Isidore de Séville ou même Bède le Vénérable pour ce qui concerne l’Occident, et allant jusqu’à Jean Damascène pour ce qui a trait à l’Orient, la Sainteté de leur vie, l’Universalité de leur enseignement parce qu’en accord avec l’Église universelle et l’Approbation de leur doctrine par celle-ci.

Ils appartiennent donc à la période des premiers conciles jusqu’à Nicée II (787), à une époque où l’Église était encore assez unie, c’est-à-dire avant le grand schisme de 1054. Parmi eux, nous avons par exemple Origène et Tertullien qui sont souvent appelés des « écrivains ecclésiastiques ». Ils méritent tout de même d’être appelés Pères de l’Église, et ils le sont, car leur apport pour la doctrine catholique ne fut pas des moindres. On les classe en deux grands groupes à savoir les Pères grecs et les Pères latins. Certains portent parmi eux l’appellation « Docteurs de l’Église ». Ainsi donc, Ambroise, Jérôme, Augustin et Grégoire le Grand sont des Pères latins et docteurs de l’Église comme Athanase, Basile, Grégoire de Nazianze et Jean Chrysostome le sont chez les Grecs.

Les Pères appartiennent à diverses périodes de la patristique. Ainsi, nous avons les Pères apostoliques1 qui sont parfois ou presque contemporains aux apôtres. Ce sont ceux des Ier et IIe siècles. Viennent ensuite les Pères apologistes2 qui ont défendu la foi chrétienne dans un contexte païen et hostile à son éclosion. Ils ont fait l’apologie du christianisme en milieu païen ou juif et ont été fortement persécutés. Ils sont du IIe siècle. Les IIe et IIIe siècles sont considérés comme la période des Pères qu’on pourrait qualifier de précurseurs des théologiens3. Ils ont défendu la doctrine chrétienne au cœur des divisions internes à l’Église. C’est le temps des hérésies et des schismes. Enfin, les IVe et Ve siècles représentent l’âge d’or4 de la période patristique marquée par quatre grands conciles à savoir Nicée I en 325, Constantinople en 381, Éphèse en 431 et Chalcédoine en 451. La période du VIe siècle5 assez normative est, pour sa part, marquée par une littérature très instructive et toujours abondante.

Les réflexions qui vont suivre portent sur la pensée d’Irénée de Lyon, de Tertullien, des frères cappadociens, d’Origène, d’Augustin et Grégoire le Grand. Elles mettent en œuvre principalement la compréhension des Pères de l’Église sur des questions épineuses de leurs époques respectives telles que la problématique du corps et de l’âme. Nos auteurs ont souvent été confrontés à des tendances gnostiques et platoniciennes qui méprisaient le corps et trouvaient l’âme supérieure au corps. Les Pères dont nous traitons dans cet ouvrage vont s’appuyer sur la Parole de Dieu pour définir l’être humain comme image de Dieu, voulu et créé par Dieu, comme aimé de Dieu et appelé au salut. Ainsi, avec Irénée de Lyon, on comprend que la désobéissance d’Adam et Ève a été restaurée par le fiat de Marie, nouvelle Ève et par l’obéissance du Christ jusqu’à la croix pour le salut du genre humain. À la suite d’Irénée, Tertullien et les Cappadociens vont nous aider à comprendre que l’âme humaine est le souffle de Dieu en nous. Elle est immortelle, elle a pour rôle de mouvoir le corps et fait un avec lui. L’être humain est alors appelé à entrer dans la dynamique de la vie divine à la suite du Christ. C’est ce à quoi nous convie la spiritualité d’Origène. Notre corps devient alors le temple de l’Esprit-Saint et notre âme épouse le Christ.

Avec Tertullien, tout en mettant en exergue l’origine du corps, il montre comment il est appelé à la sainteté. La vie divine est présente dans le corps comme dans l’âme : c’est la Trinité dans l’âme comme nous l’explique saint Augustin. Ainsi l’être humain corps, âme et esprit entre dans le temps de Dieu qui est temps de conversion et de grâce et qui ne se conjugue qu’au présent selon l’évêque d’Hippone. Il se réalise lorsque nous faisons la rencontre bouleversante avec le Christ qui nous élève en retour à sa dignité de Fils de Dieu. À partir de ce moment, le Christ habite en nous et sa Parole nourrit notre vie chrétienne en lui communiquant la volonté de Dieu son Créateur. Voilà pourquoi saint Grégoire nous donne les clefs de lecture de l’Écriture qui nous fait comprendre les préceptes de notre Dieu qui est pur Amour et qui est Miséricorde.

1 On peut retenir ici Clément de Rome, Ignace d’Antioche et Polycarpe de Smyrne.

2 Nommons pour cette période : Aristide, Justin, Tatien, Athénagore, Théophile d’Antioche et Méliton de Sardes.

3 Les principales figures sont, entre autres, Irénée de Lyon, Tertullien, Cyprien de Carthage, Clément d’Alexandrie, Origène…

4 On peut retenir ici Eusèbe de Césarée, Athanase d’Alexandrie, Hilaire de Poitiers, Basile de Césarée, Grégoire de Nysse, Grégoire de Nazianze, Cyrille de Jérusalem, Jean Chrysostome, Éphrem, Ambroise de milan, Jérôme, Augustin, Cyrille d’Alexandrie, Théodoret de Cyr, Léon le Grand.

5 Énumérons ici entre autres Grégoire le Grand, Isidore de Séville, Maxime le confesseur, Romanos le Mélode, Jean Damascène, Cyrillonas, Jean d’Apamée, Philoxène de Mabboug, Jacques de Saroug, Sévère d’Antioche ou Jacques d’Edess. Aucune de ces listes n’est exhaustive.

Les deux ‘Adam’ chez Irénée de Lyon

Irénée de Lyon parle de deux « Adam » dans ses œuvres : dans la Démonstration de la prédication apostolique (Dém.) aux chapitres 32-33 et dans l’Adversus Haereses (AH) III, 21, 10 à 22, 4), son œuvre majeure connue sous le nom en français de Contre les hérésies. Irénée, un des premiers grands théologiens de l’Église chrétienne est né dans le courant de la première moitié du IIe siècle. Évêque de Lyon, à la suite du martyre de l’évêque Pothin, il a instamment lutté contre les hérésies gnostiques notamment celles issues du système de Ptolémée, de Marcion et surtout de Valentin qu’il considère comme un maître dangereux pour la foi chrétienne. Aux variations des systèmes hérétiques, il oppose l’unité de l’Église autour de sa tête, le Christ. Dans sa réfutation des thèses valentiniennes relatives aux émissions des Éons, aux diverses variations sur le Christ et à la nature du Démiurge, Irénée centre sa théologie sur le « Christ, Fils de Dieu devenu fils de l’homme pour récapituler en lui sa propre création » (AH, III, 16-18). Il est toujours animé par l’unité des deux Testaments. Dans les textes que nous allons étudier, Irénée concentre sa réflexion sur le thème de la récapitulation opérée par le Christ. Afin de montrer la cohérence dans l’œuvre du salut, il part de la création à la rédemption qui offre le salut de Dieu à l’humanité. Il montre comment Jésus-Christ, nouvel Adam, vient restaurer tout l’ouvrage de Dieu à commencer par Adam lui-même. Nous allons d’abord nous appuyer sur le concept de la récapitulation pour établir le lien entre création et salut. Ensuite, nous partirons du thème des deux Adam pour exposer sa christologie. Enfin, nous expliquerons sa doctrine sur les deux Ève en faisant ressortir les points de ressemblance et de divergence.

1. Le concept de la récapitulation chez Irénée de Lyon

1.1. Définition

Le mot « récapitulation », du grec anakephalaiôsis (ἀvἀxεφαλιωσίς) est composé du préfixe ana - qui signifie de nouveau, à travers, vers le haut, de bas en haut - et de képhalè souvent traduit par « Tête » ou par « Chef ». La récapitulation revêt une signification plus large. Anakephalaiôsis est l’objet de deux interprétations. La première se focalise sur le terme képhalè, tête. La récapitulation désigne alors le Christ-Tête qui est venu sauver son corps que sont l’Église et l’humanité. La théologie du Christ-Tête est élaborée entre autres par Jean Chrysostome à la suite d’Irénée6. Le substantif képhalè issu de saint Paul permet à Jean Chrysostome de donner une nouvelle interprétation au verbe ανακεφαλαιοω, en référence à Ep 1, 10 : « Il y a cette raison péremptoire qu’avant saint Jean Chrysostome, personne n’a songé à rattacher le képhalaion au radical képhalè, ni même à rapprocher leurs significations ». La seconde interprétation se base sur képhalaion. Anakephalaiôsis proviendrait de képhalaion auquel a été vraisemblablement ajouté le préfixe ana qui signifie : surgir du bas vers le haut, refonder vers le haut, orienter vers le ciel, diriger vers le haut et par extension vers Dieu. Dufort insiste et précise : « la provenance du anakephalaiostai ne laisse aucun doute : la racine est bien képhalaion, un nom qui signifie somme totale ». Képhalaion signifie alors résumer, faire la somme.

Pour Irénée, Tertullien et Augustin, la récapitulation est orientée vers une approche sotériologique, une nouvelle création, une re- création fondée sur le Christ. Le Christ vient alors recréer toute la création à commencer par l’homme et propose ainsi le salut à tout le genre humain. La récapitulation fait penser du coup au Christ qui achève la création, la couronne mais ne reprend pas l’acte de la création à partir du début. Il ne crée pas un nouvel être parfait, il restaure plutôt l’ouvrage déchu par le péché. A. Alès et J. Quasten vont dans cette direction. Adhémar d’Alès écrit :

« Appliqué à l’œuvre du Christ, le mot récapitulation désigne ce travail de reconstitution et de restauration de l’humanité selon le plan primitif de Dieu, dont le Verbe incarné est lui-même l’exemplaire parfait, avant de devenir le principe et l’instrument d’un semblable travail accompli par Dieu dans les individus […]. Le Christ est le nouvel Adam, chef de l’humanité selon Dieu, restaurant l’harmonie troublée par la désobéissance du premier homme et réalisant dans sa personne cette parfaite sujétion de la chair à l’esprit »7.

Après la chute d’Adam, afin de sauver l’ouvrage de ses mains, Dieu s’engage à racheter l’humanité. C’est pour cela que « le Verbe de Dieu [a récapitulé] en lui-même son propre ouvrage par lui modelé » (AH, III, 22, 1). Par son œuvre, Dieu « restaure son plan primitif du salut de l’humanité […] et reprend son œuvre depuis le commencement, pour la renouveler, la restaurer et la réorganiser dans le Fils incarné8 ».

La récapitulation chez Irénée prend en compte tout l’ouvrage créé à partir du premier modèle. « C’est pourquoi, [écrit l’évêque de Lyon], Luc présente une généalogie allant de la naissance de notre Seigneur à Adam […] et donne à entendre que le Seigneur est Celui qui a récapitulé en lui-même toutes les nations dispersées à partir d’Adam […] y compris Adam lui-même » (AH, III, 22, 3). Pour dire l’œuvre du Christ qui récapitule, on peut utiliser les verbes suivants : restaurer, rétablir, renouveler, conduire à son comble, rassembler, regrouper, résumer, condenser, rendre parfait, terminer, achever, unifier9. La récapitulation d’Irénée de Lyon est un condensé de toute sa pensée théologique. Elle est christocentrique. Le Christ récapitule ainsi l’œuvre du Père. Il récapitule toutes choses : l’homme d’hier et d’aujourd’hui, l’homme des origines, la chair d’Adam, la désobéissance et la mort d’Adam par son obéissance et sa mort sur la croix, la longue histoire des hommes, toutes les nations, langues et générations, l’effusion du sang des justes et des prophètes par son sang versé sur la croix, l’inimitié de l’homme contre le serpent, la guerre que nous faisons à notre ennemi, bref, Jésus récapitule toute l’économie du salut. Ainsi, il devient le nouvel Adam qui vient rénover l’humanité et Marie devient, par le même fait, la nouvelle Ève par son obéissance (cf. AH, III, 22, 3 ; Dém. 32 et 33). La récapitulation chez Irénée cache aussi le sens d’un accomplissement de l’œuvre salvifique opérée par le Christ qui nous donne la foi et nous montre comment aimer Dieu10. Mais pour pouvoir entrer pleinement dans la logique de saint Irénée, il convient de nous situer dans le contexte qui est le sien.

1.2. Le contexte gnostique hérétique

Irénée a vécu au IIe siècle, dans un contexte profondément influencé par les hérésies gnostiques. En effet, les gnostiques présentent d’autres voies de salut auxquelles s’oppose l’évêque de Lyon. Ils sont des hérétiques. On entend par hérésie, un choix, une opinion particulière, une doctrine au sein de l’Église et condamnée par elle, parce qu’étant erronée. Les hérésies ont pour but de diviser l’Église. Venant de l’intelligence de l’homme, elles sont devenues des épreuves que le christianisme naissant doit surmonter. Comme le signale le chanoine Cristiani, « en toute hérésie, apparaît donc une rébellion contre la Vérité révélée11 ».

Dans le passage de l’Adversus Haereses que nous étudions (AH III, 21,10 à 22, 4), on sent bien qu’Irénée est en train de répondre à des adversaires non orthodoxes. Ces adversaires sont les marcionites, une variante du gnosticisme qui établit une conception dualiste de Dieu, les ébionites qui nient la divinité du Christ et les valentiniens pour qui l’absolu produit des formes divines qui sont ses hypostases qui façonnent des émanations de séries décroissantes qui sont des éons. Notons que le mot gnose, du grec gnosis, veut dire « connaissance ». C’est la connaissance suprême du mystère de la religion. Bernard Sesboüé donne des précisions sur cette connaissance quand il écrit : « La gnose est donc une attitude religieuse qui prétend faire parvenir ses adeptes au salut grâce à la connaissance parfaite. Cette connaissance est un savoir ésotérique qui permet au gnostique de retourner à son moi originel, au principe divin qui le constitue, malgré son exil dans le monde matériel déchu »12.

Irénée répond alors à ces considérations gnostiques en montrant que la connaissance qui peut nous conduire au salut est bien du Christ. Le texte de l’Adversus Haereses (AH, III, 21, 10) laisse entendre qu’Irénée est en pleine discussion avec les gnostiques. Expliquant pourquoi le Verbe, en récapitulant Adam en lui-même, devrait posséder la similitude d’une génération identique à Adam, Irénée montre que Jésus le Christ est vrai Dieu et vrai homme, il va aussi au-devant des gnostiques quand il écrit : « Mais alors, objectera-t-on, pourquoi Dieu n’a-t-il pas pris de nouveau du limon et a-t-il fait sortir de Marie l’ouvrage qu’il modelait ? » (AH, III, 22, 1). La réponse d’Irénée à savoir « pour qu’il n’y eût pas un autre ouvrage modelé et que ce ne fût pas un autre ouvrage qui fût sauvé, mais que celui-là même fut récapitulé, du fait que serait sauvegardée la similitude en question » (AH, III, 21, 10), est de nature à établir le lien entre la création et le salut, l’Ancien et le Nouveau Testament.

Par-là, Irénée montre que la récapitulation ne signifie pas que le Christ devrait créer une nouvelle chose meilleure par rapport à l’ouvrage créé par Dieu mais qu’il vient restaurer l’ouvrage premier créé par Dieu : chose incompréhensible pour les gnostiques. Il défend l’œuvre créatrice du Père quand il écrit : « Quant à ceux qui disent que le monde a été fait par des Anges ou par quelque autre Auteur du monde sans la volonté du Père, qui est au-dessus de toutes choses, tout d’abord ils s’égarent dans le fait même de dire que c’est sans la volonté du premier Dieu que ces Anges auraient effectué une aussi belle et aussi vaste création »13. Un peu plus loin, il renchérit que le « Père n’avait pas besoin d’anges pour faire le monde et modeler l’homme en vue duquel fût fait le monde, et il n’était pas davantage dépourvu d’aide pour l’ordonnance des créatures et l’économie des affaires humaines »14.

L’évêque de Lyon n’hésite pas enfin à corriger la doctrine fausse des gnostiques sur la création et le salut quand il écrit : « Ils sont donc dans l’erreur ceux qui disent que le Christ n’a rien reçu de la Vierge, parlant de la sorte afin de rejeter l’héritage de la chair » (AH, III, 22, 1). En effet, le dualisme gnostique pousse à considérer que l’ouvrage de la chair est mauvais, parce qu’issu du Dieu créateur, celui de l’Ancien Testament qui serait mauvais pour avoir créé le mal. Irénée montre qu’au contraire le Christ récapitule l’homme et tout ce qui a été créé (AH, III, 16, 6 ; V, 23, 2), l’homme des origines à commencer par Adam (AH, III, 18, 7 ; V, 12, 4), la chair et Adam (AH, III, 21, 10 ; V, 2, 1). Jacques Fantino va dans le même sens quand, à ce sujet, il dit : « Adam est une ébauche que le Christ Jésus porte à son achèvement par le don de la vie de l’Esprit15 ».

1.3. La récapitulation en lien avec la création et le salut

La récapitulation selon Irénée de Lyon part de la création tout entière, l’ennoblit, la restaure afin qu’elle soit capable de recevoir le salut de Dieu. En reprenant l’essentiel de l’ouvrage que Dieu a réalisé dès la création, le Christ vient purifier tout ce qui a souillé cette création. Afin de « mener les temps à leur plénitude » (Ep 1, 10), le Christ part de la création et de tout l’ouvrage des origines, la « substance de la terre », le « limon de la terre » (AH, III, 21, 10), car c’est de là qu’est sorti l’homme. La récapitulation englobe l’action créatrice de Dieu. Le projet salvifique de Dieu se déroule alors en trois temps à savoir la création comme manifestation du dessein de la récapitulation : c’est pourquoi « le Verbe de Dieu récapitulant en lui-même son propre ouvrage par lui modelé » (AH, III, 22, 1) le conduit au salut. Les deux autres temps sont l’incarnation et la rédemption de notre Seigneur Jésus. C’est aussi pour cette raison que lui-même, Jésus, a « pris les aliments tirés de la terre, par lesquels se nourrit le corps tiré de la terre » (AH III, 22, 2). Irénée montre par ce fait que la création est une œuvre bonne, noble, utile, contrairement aux affirmations gnostiques. C’est pourquoi Irénée démontre que le Christ lui-même est vrai homme tiré de la terre à travers les « signes caractéristiques de la chair tirée de la terre, chair que le Seigneur a récapitulée en lui-même » (AH, III, 22, 2) par son incarnation et sa rédemption.

La naissance, la vie et la mort de Jésus sont l’accomplissement du dessein du Père au cœur de l’histoire. C’est par la création que Dieu manifeste son projet de salut de toutes choses en son Fils Jésus. Saint Paul utilise l’expression « instaurare omnia in Christo » en Ep 1, 10 pour l’exprimer. La création est alors ordonnée au Christ, centre et sommet du plan divin de salut. « C’est pourquoi Luc présente une généalogie allant de la naissance de notre Seigneur à Adam […], il rattache de la sorte la fin au commencement » (AH, III, 22, 3), l’origine au terme. La création a été faite par Dieu en vue du Christ. Elle est donc une préparation à l’incarnation, de sorte qu’Adam le premier homme est aussi précurseur du Nouvel Adam. Comme le dit Irénée, « le Verbe, Artisan de l’univers avait ébauché d’avance en Adam la future économie de l’humanité dont se revêtirait le Fils de Dieu » (AH, III, 22, 3).

2. La doctrine d’Irénée sur le Christ

La récapitulation christocentrique est au cœur de la constitution dogmatique d’Irénée. Le verset d’Ep 1, 10 est décisif dans le christocentrisme de la récapitulation : il a plu au Père de tout réunir au ciel dans le Christ. Pour mieux cerner cette doctrine, empruntons la démarche d’Irénée et voyons les ressemblances entre le Christ et Adam.

2.1. Les deux Adam dans leur convergence

On note une ressemblance dans la création des deux Adam. En effet, de même que Adam « a reçu sa substance d’une terre intacte et vierge […] et a été modelé par la main de Dieu, c’est-à-dire par le Verbe de Dieu » (AH, III, 21, 10), de même, le nouvel Adam « c’est de Marie encore Vierge qu’à juste titre, il a reçu cette génération qui est la récapitulation d’Adam ». Les deux ont en commun d’être issus d’une substance vierge. Chez le premier, c’est la terre intacte et chez le second une personne vierge. Mais le premier est récapitulé par le second. Ils ont ensemble l’humanité. Les deux possèdent « la similitude d’une génération identique » (AH, III, 21, 10). Ils sont tous les deux nés. Il y a là une similitude. Les deux ont aussi pris chair, pour que Jésus, le second Adam puisse sauver toute chair à commencer par Adam lui-même. Jésus est alors le « médiateur royal du salut16 ». Dans cette œuvre salvifique, il dépasse Adam et devient « chemin de Dieu vers l’humanité », « chemin de l’humanité vers Dieu », « celui qui réconcilie »17.

2.2. Les deux Adam dans la divergence de leur fonction

Si le premier Adam est modelé et « a reçu sa substance d’une terre intacte et vierge », le nouvel Adam, c’est d’une personne, la Vierge Marie qu’il a reçu sa génération qui est la récapitulation d’Adam et de toutes choses. Le premier Adam « était né d’une semence d’homme » (AH, III, 21, 10), alors que le second a été engendré par Dieu, non pas créé de sorte que le second puisse sauver le premier. Bernard Sesboüé explique que le « Christ était déjà présent à l’humanité à travers les économies de l’Ancien Testament18 », en commençant par Adam. Il continue en disant que « l’incarnation était donc nécessaire pour que le Christ puisse récapituler aussi l’univers visible et terrestre19 ». Le rôle du Christ est bien lié au salut de toute la création. Ce Christ a œuvré dans la création de sorte que pour sauver, le Verbe de Dieu a récapitulé en lui-même son propre ouvrage qu’il a lui-même modelé (cf. AH, III, 22, 2), tandis que le rôle du premier Adam n’est pas lié au salut de l’humanité.