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Il Cantiere racconta le mie eperienze e peripezie durante il collaudo del Termovalorizzatore dell'Ital Green Energy di Monopoli in Provincia di Bari. Descrive ciò che fecero e che non si dovrebbe fare, se si vogliono evitare disastri ecologici.
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Seitenzahl: 401
Veröffentlichungsjahr: 2012
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Franco Parpaiola
IL CANTIERE
Imprint IL CANTIERE Franco Parpaiola published by: epubli GmbH, Berlin, www.epubli.de Copyright: © 2012 Franco Parpaiola ISBN 978-3-8442-3534-0
Se veramente vuoi apprendere, impara prima a saper ascoltare.Kaiser Federico Secondo al Figlio Konrad.
PREFAZIONE
I disastri ambientali, tutti, hanno una sola matrice: l’incoscienza, un unico traguardo; Il guadagno alcun senza ritegno o rispetto civile.
La mancanza di scrupoli in Italia e alimentata e agevolata dalla corruzione e dalla quasi certezza della non pena, in poche parole: la quasi certezza che tutto sia insabbiato e che si possa farla franca.
Nella gran parte dei casi, se non in tutti, in Italia le cose s’insabbiano e la gente muore in silenzio come nella Campania Felix e a Taranto o soffre, si ammala e forse di conseguenza muore, come a Monopoli in Provincia di Bari.
Questa è la testimonianza di un “Made in Italy” che non dovrebbe esistere ma c’è, sostenuto da corruzione dalle incapacità tecniche e manageriali e menefreghismo, è proprio questo micidiale cocktail di cose non permetterà mai all’Italia di progredire veramente.
È mia convinzione che un’Italia così non si alzerà mai in piedi, si striscerà, arrancherà avanti anche e soprattutto trascinata dagli altri Stati, ma non potrà mai camminare spedita con le sue gambe.
Sequestrato impianto di emissione
La Repubblica — 15 giugno 2006 pagina 6 sezione: BARI
«L’impianto per l’emissione dei fumi era stato modificato rispetto al progetto approvato dagli organismi di controllo. C’erano tubazioni aggiuntive poste all’interno del circuito di scarico, tali teoricamente da consentire l’immissione diretta dei gas nell’ambiente, aggirando i filtri». Sulla base di queste motivazioni - rimandate al mittente dai diretti interessati - i carabinieri del Nucleo operativo ecologico hanno posto sotto sequestro preventivo un eco-impianto per la produzione di energia elettrica da biomasse e da rifiuti biologici, la centrale della Ital Green energy srl del gruppo Casa olearia italiana spa, struttura di 15mila metri quadrati a Baione di Monopoli. L’impianto, in attesa di altri accertamenti tecnici e di ulteriori verifiche, per ora continua a funzionare. È stata concessa la «facoltà d’uso», legata al rispetto delle prescrizioni date ai responsabili. L’indagine conclusa con il blitz e con i sigilli, spiega il tenente Gennario Badolati, è stata avviata sulla base di un allarme lanciato dall’ Anppana, associazione con compiti di polizia ecozoofila. Secondo gli 007 dell’ambiente, la eco-centrale creava «un alto tasso di inquinamento prodotto dall’ emissione di ceneri, polveri e fumi di provenienza incerta». Così i militari sono andati a vedere. Quando si sono presentati, l’ impianto non era in funzione. Ma aveva qualche tubo “anomalo” posticcio, che non figurava nei disegni originali e nei nulla osta. Così è scattato il sequestro cautelativo. E al responsabile della gestione della centrale, rimasta aperta, è stata contestata la violazione del nuovissimo codice ambientale, per le varianti non autorizzate al circuito di scarico dei gas. Un comunicato della Ital green energy srl, confermando che l’ impianto resta in marcia, precisa che la eco-centrale «ha ottenuto recentemente la certificazione Iso 14001», in una strategia di «impegno per il continuo miglioramento delle prestazioni ambientali». Tutte le analisi, quelle di routine e quelle periodiche, «sono a completa disposizione delle autorità». Per produrre corrente elettrica, immessa sulla rete ordinaria, l’ eco-centrale utilizza scarti della lavorazione del legno non trattato, legname ricavato dalla manutenzione del verde urbano, sansa vergine derivata dalla lavorazione delle olive nei frantoi e sansa esausta eliminata dagli oleifici. In particolare, sfrutta i residui di lavorazione della Casa olearia spa, ciò che in due raffinerie rimane di 800 tonnellate al giorno di olio grezzo di oliva e di semi. Secondo le schede di costruzione, i biocombustibili alimentano una caldaia a griglia mobile e il vapore prodotto aziona le pale di una turbina: l’ impianto così fatto dovrebbe immettere nell’ aria solo vapore acqueo.
www.monopolitube.it
CAMERA DEI DEPUTATI.
Allegato B
Seduta n. 298 dell’11/3/2010
AMBIENTE E TUTELA DEL TERRITORIO E DEL MARE
Interrogazione a risposta in Commissione:
ZAZZERA. - Al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro della salute. - Per sapere - premesso che:
Ital Green Energy s.p.a. sita a Monopoli (Bari), è uno stabilimento di produzione energetica composto da un impianto a biomasse solide (sansa di olive disoleata) e da altri impianti a biomasse liquide (oli vegetali);
lo stabilimento è capace di produrre circa 300 milioni di chilowatt/h annui di energia;
a quanto risulta all’interrogante la struttura è stata autorizzata senza la VIA così come previsto dalla normativa regionale per gli impianti di potenza inferiore a 1 MW;
recenti studi nazionali ed internazionali sull’impatto ambientale e sulla salute dell’uomo, frutto della letteratura scientifica stimolata dal crescente interesse nell’uso di biomasse a scopo energetico, hanno suggerito un approccio precauzionale verso tali impianti, in quanto oltre le emissioni di inquinanti convenzionali come l’ossido di carbonio, polveri totali sospese e ossidi di azoto, il procedimento di combustione di biomasse genera polveri sottili, formaldeide, benzene, idrocarburi policiclici aromatici, e diossine;
da una recente intervista pubblicata sul sito internet www.monopolitube.it risulta che il signor Franco Parpaiola, tecnico meccanico di grandi impianti, in occasione del collaudo della caldaia della centrale di Monopoli, riscontrò un alto grado di incompetenza non solo nel personale Siemens inviato alla centrale dalla Ital Green Energy, ma anche nei dirigenti della società, conseguentemente, a suo avviso, ciò portò «alla costruzione di un impianto menomato e nato male in partenza»;
in particolare, il modo di lavorare - sottolinea Parpaiola nell’intervista - fu «a dir poco pericoloso per il buon funzionamento di tutto il sistema». L’impianto non era dotato di una centralina di prelievo né di analisi dei fumi di scarico, ciononostante fu attivato;
Parpaiola inoltre invita ad indagare sulla provenienza del biocombustibile utilizzato, sulla qualità e sulla sicurezza ambientale umana delle biomasse, ma soprattutto, a controllare la presenza di combustibili contenenti sostanze nocive come l’amianto, infatti pare che siano stati visti nella notte giungere camion il cui contenuto non farebbe pensare al trasporto di oli vegetali;
all’interrogante inoltre risulta che secondo la documentazione in possesso dell’ARPA Puglia, come da protocollo n. 0004376 del 29 gennaio 2010 «Il sistema di monitoraggio in continuo dell’impianto a biomasse solide della Ital Green Energy rileva i seguenti inquinanti: acido cloridico, monossido di carbonio, ossidi di azoto, ossidi di zolfo, acido fluoridrico, COT e polveri»;
dai prelievi effettuati direttamente dalla società Ital Green Energy e secondo quanto comunicato all’Arpa, nell’aprile-maggio 2009 «emerge una criticità relativa ai valori di monossido di carbonio emessi dall’impianto (...) che sono risultati, in diversi casi, superiori al limite prescritto»;
all’interrogante tuttavia risulta che la società Ital Green Energy abbia monitorato solo l’emissione in atmosfera delle polveri sottili, ma non avrebbe effettuato il controllo dell’emissione di policlorodibenzodiossine e di policlorodibenzofurani, sostanze cancerogene per l’uomo derivanti dal processo di combustione -:
se non si ritenga opportuno chiarire anche per il tramite di un’ispezione del comando carabinieri per la tutela dell’ambiente se sussistano dei rischi alla salute dei cittadini e di chi vi lavora, e se le emissioni della centrale a biomasse Ital Green Energy s.p.a. di Monopoli, considerata l’inadeguatezza strutturale dell’impianto, così come descritto in premessa, possano determinare un’azione inquinante sul territorio e l’ambiente circostante.
(5-02643)
Novità sul Termovalorizzatore di Monopoli-Bari. Inedite rivelazioni di Franco Parpaiola, conduttore della caldaia Ital Green.
Qualche settimana fa, con due nostri articoli, avevamo introdotto la questione della centrale a biomasse della Ital Green Energy srl a Monopoli. Quali i rischi per la popolazione? Quale la verità?
Abbiamo deciso di vederci chiaro, avviando un’inchiesta, che è ancora in corso.
Nel corso dell’inchiesta abbiamo conosciuto Franco Parpaiola, un italiano emigrato in Germania, che all’epoca collaudò la caldaia della nuova centrale a biomasse di Monopoli. Abbiamo deciso di intervistarlo. Le sue rivelazioni, in molti aspetti sconcertanti, introducono nuovi interrogativi che potranno costituire spunto di riflessione per l’analisi di un problema mai affrontato dalla stampa locale e nazionale.
Nonostante l’intervista sia lunga, abbiamo ritenuto opportuno non tagliare nulla. Di seguito l’intervista. Seguiranno altri articoli di approfondimento e di analisi dell’intervista.
Dottor Franco Parpaiola può presentarsi ai nostri lettori e parlarci della sua esperienza in merito all’impianto di centrali a biomasse?
Buongiorno Monopoli, non sono un Dottore bensì un marittimo, ora pensionato, un ex direttore di macchina della Marina Mercantile Tedesca, friulano di nascita, emigrato in Germania nel 1958, dove feci anche i miei studi tecnico-navali con i soldi ricavati sgozzando arringhe nel Mare del Nord e merluzzi oltre il Circolo Polare Artico tra la Groenlandia e il Labrador.
Vivo in Germania a Brema ed ho settanta anni suonati.
In linea di massima devo dire che tutti gli impianti di centrali a biomasse, se costruiti secondo i dovuti criteri tecnici, sono poco inquinanti.
A ragion veduta tengo anche a precisare che “il non inquinamento” di un qualsiasi impianto inizia sempre nel sacchetto di rifiuti di casa nostra e precisamente con la raccolta differenziata. E’ proprio dentro quei sacchetti che comincia il “non inquinamento” di una centrale a biomasse.
Le centrali a biomasse esistono in tutte le grandi città (in talune metropoli ne troviamo anche più d’una) e il loro tasso d’inquinamento ambientale è pressoché nullo.
Di centrali del genere ne misi in funzione diverse, anche in Germania.
Nei suoi interventi in merito alla centrale a biomasse della Ital Green Energy sita in Monopoli afferma che “…i tecnici della Siemens con l’impianto di Monopoli si sono comportati in modo barbaro e disumano, senza alcun ritegno e rispetto per niente e per nessuno, questa io non l’ho perdonata”. Cosa intendeva dire con questa affermazione?
Secondo le mie esperienze maturate durante un’intera vita lavorativa nel campo della tecnica meccanica di grandi impianti sia mobili (navi) sia stabili (come le centrali a biomasse) ed avendo anche operato con tecnici di tutto il mondo, anche nelle ricerche petrolifere, nel Mare del Nord, Golfo del Messico, nonché in Nigeria, posso tranquillamente affermare che, in base a queste mie esperienze, i tecnici tedeschi sono tra i più preparati del mondo e specialmente quelli provenienti da grandi aziende internazionali come la Siemens.
Questo non lo riscontrai invece nel personale Siemens inviato alla centrale a biomasse dell’Ital Green Energy di Monopoli. Incontrai purtroppo in prevalenza una banda di mezzi principianti dai capelli bianchi, più dedita al largo consumo della birra, che alla giusta costruzione della centrale.
Questi signori lasciavano discrezionalità in merito ai lavori di costruzione dell’impianto stesso agli operai delle ditte subappaltatrici; tutti capaci e provetti specialisti, ma non tecnicamente preparati a prendere decisioni di logistica di costruzione per quel tipo di impianti.
Ciò portò, nel caso della Ital Green Energy di Monopoli, alla costruzione di un impianto menomato e nato male in partenza. Durante il mio periodo di messa in funzione dovetti scaricare qualche centinaio di tonnellate d’acqua per via dell’alta contaminazione dovuta a sostanze chimiche non tossiche ma nocive alla parte acqua/vapore della caldaia e alla turbina del gruppo elettrogeno dell’impianto. Trovai diversi sacchi di juta contenenti materiale assorbente per l’assorbimento dell’umidità in spazzi ferrosi chiusi, come il degassatore dell’acqua, e dopo ulteriori ricerche, mattoni, ghiaia, sabbia, tavoloni da impalcatura e mozziconi di elettrodi da saldature il cui rivestimento si era sciolto nell’acqua della caldaia, e addirittura un’intera impalcatura con tanto di cavalletti in una cisterna adibita a raccolta dell’acqua della caldaia stessa.
Questo modo di lavorare è a dir poco criminale ed alquanto pericoloso per il buon funzionamento di tutto il sistema.
Buon per il personale Siemens poi che “i miei ragazzi” di allora non capivano il tedesco.
Fu dopo la sfuriata che feci loro, chiedendo che si riferissero al personale della Casa Olearia Italiana con più rispetto ed educazione, che le cose cambiarono in meglio.
Cosa il personale Siemens diceva del “personale con il colletto bianco” non mi interessava affatto, anche perché il tedesco che era in me la pensava come loro.
E’ molto critico nei confronti dei dirigenti tecnici della Ital Green Energy srl. Perché?
Lo sono perché a mio avviso erano all’epoca una banda di incompetenti con il colletto bianco avventuratisi in un campo a loro del tutto sconosciuto senza mettere un “cane da guardia” vicino ai tecnici Siemens.
I tecnici della Siemens, non appena si accorsero di aver a che fare con una banda di principianti, “Greehorns”, li presero per i capelli e li trascinarono dall’altra parte della scrivania. Il risultato di tutto questo è lo sgorbio tecnico che si può ammirare in via Baione 46, nella zona industriale della vostra bella città.
Da tutto questo, già nel 2005, scaturì un manoscritto in tedesco che intendo pubblicare.
In modo quasi cronologico descrivo in prima persona non solo i guai e i danni fatti dai “tecnici” Siemens all’impianto ma anche l’alto grado d’incompetenza dei dirigenti Ital Green, diretti responsabili dell’impianto stesso.
La realizzazione dell’impianto non è stata assoggettata ad alcuna procedura di V.I.A. (valutazione d’impatto ambientale). Secondo lei fu una giusta decisione? Questo tipo di centrali comporta rischi per la salute dei cittadini?
La valutazione d’impatto ambientale è una lama a doppio taglio.
Se con questa si intende intralciare l’industrializzazione di intere regioni, estremamente bisognose di posti di lavoro, per non deturpare il paesaggio, è un problema.
Sono convinto che questi problemi vanno risolti sobriamente in loco, valutandone i vantaggi per la regione e gli svantaggi per l’ambiente.
Il tecnico in me dice che a suo tempo fu sbagliato impedire ad Ital Green Energy di costruire un bruciatore di rifiuti domestici poiché quel bruciatore avrebbe potuto benissimo smaltire tutti i rifiuti urbani del napoletano.
Alla seconda parte della vostra domanda credo di aver già risposto in partenza dicendo che il buon funzionamento di un impianto e il suo impatto sull’ambiente, ma soprattutto con la salute dei cittadini stessi, parte sempre dal sacchetto di rifiuti di casa nostra, inteso come raccolta differenziata ed intelligente.
Lei afferma che: “a quel tempo non esistevano dei dati di emissione perché ancora non avevano deciso dove piazzare la centralina di prelievo; tuttavia avevano ugualmente l’autorizzazione a procedere, anche senza saper cosa immettevano nell’atmosfera”. Può spiegarci meglio?
“Vede, in questo campo, durante le operazioni di prova, i conduttori della caldaia ed altri aggregati, come da accordi stabiliti nei contratti di joint venture tra le ditte costruttrici ed i vari fornitori, per motivi assicurativi costituiscono ditta a sé. In pratica lavorano in proprio e sono assicurati privatamente nel caso di eventuali errori umani per un massimale di 1,5 milioni di euro. Difatti se qualcosa va male il conduttore della caldaia si trova con un piede nel cantiere e con l’altro in galera o, dipende dall’entità e gravità di un eventuale incidente, al cimitero.
Come si può facilmente comprendere, in questi casi, fino ad avvenuta consegna dell’impianto, la responsabilità giuridica è tutta dell’operatore della caldaia; non della Siemens, quale responsabile dell’impianto, e neppure della Wehrle, quale fornitrice della caldaia.
Quando, prima di accendere la caldaia chiesi alla Siemens del perché l’impianto non aveva una centralina di prelievo e analisi dei fumi di scarico mi risposero in coro che in Italia non era previsto nessun controllo durante la fase di prova e collaudo dell’impianto. Questo mi fu giurato e spergiurato anche dal “manager” tecnico dell’Ital Green Energy stesso che, come fu riferito in seguito da più parti, sembra sia un provetto perito agrario. La mia convinzione “formato tedesco” che in Italia tutto è possibile mi spinse a creder loro e così accesi la dannata caldaia.
Tre mesi dopo, accortomi che in fondo stavo combattendo contro il dinosauro Siemens e contro l’incompetenza dei dirigenti operativi Ital Green Energy, constatata la precarietà dell’impianto gettai la spugna e, dopo aver incrementato il consumo della birra al bar La Nave, alla Pizzeria del Gallo Nero, da Marino e la sua cara signora Giovanna al Bar Roma nonché al KiKi, me ne ritornai al paesello, qui a Brema.
I cittadini monopolitani si lamentano per i cattivi odori che pervadono la città durante alcune lavorazioni della centrale. A cosa è dovuto secondo lei? Cosa brucia in città?
I cittadini di Monopoli hanno tutte le ragioni di questo mondo per farlo. I cattivi e nauseabondi odori provengono in gran parte dalla sansa usata durante la stagione delle olive per alimentare la fornace della caldaia. Se si sente anche puzza di olio bruciato e di patate o pesce fritto, questo con tutta probabilità viene dai motori diesel che bruciano biodiesel. State attenti che quasi certamente vi stanno bruciando anche l’olio per fare il ragù delle orecchiette domenicali.
A mio avviso i veri guai per Monopoli e dintorni incominciano dopo la stagione delle olive, ovvero quando la sansa è finita. Se mi ricordo bene, la fornace dell’impianto di Monopoli richiede un’ottantina di tonnellate di biomasse al dì (qui potrei anche sbagliare confondendomi con il consumo di altri impianti, ma non di molto).
Tutto questo materiale non piove dal cielo e pertanto deve essere reperito sul mercato. Per darvi un idea di cosa può consumare un impianto a biomasse vi racconterò un aneddoto molto significativo.
Un giorno in Baviera lasciai le briglie sciolte e feci andare al massimo l’impianto che stavo conducendo. Dopo diciotto ore di servizio ininterrotto al 100% dovetti rallentare perché non solo avevo quasi svuotato il bunker della biomassa ma anche gli autotreni facevano fatica a rifornirci adeguatamente.
L’indomani mi dissero che in 18 ore avevo consumato il 75 % dell’intera produzione giornaliera bavarese di biomassa per bruciatori.
Avete capito cosa intendo dirvi?
Chiamiamola pure la “guerra dei rifiuti”. Pensate per un momento all’oro di Napoli e quanto è costato al Bel Paese quella farsa. L’impianto di Monopoli avrebbe potuto benissimo smaltire il tutto, senza sé e senza ma. Intendo questo tipo di guerra.
Bene, dato che non credo che il biocombustibile per la caldaia di Monopoli piovi da cielo, penso che dovreste investigare sulla provenienza, ma sopratutto sulla qualità e sicurezza ambientale e umana delle biomasse e controllare che non ci siano combustibili contenenti amianto, ad esempio.
Sin dai primi giorni della mia presenza presso l’impianto dell’ Ital Green Energy, conoscendo cosa si cela dietro la raccolta di biomasse, chiesi al “manager” tecnico che tipo di combustibile pensava di usare e dove intendeva trovarlo.
Mi sentii rispondere che, a parte la sansa durante la stagione delle olive e dato che in Puglia e dintorni il mercato delle biomasse era irrisorio, intendeva far venire via mare tutto il combustibile necessario, probabilmente dalle foreste subtropicali brasiliane.
Quel giorno definii un pazzo quello scellerato perito agrario, trasformatosi da agricoltore specializzato a manager tecnico di un termovalorizzatore, in una metamorfosi che può verificarsi solo in Italia.
State attenti, quella biomassa conterrà senz’altro insetti nocivi all’agricoltura locale che porterebbero danni irreparabili e costosissimi a tutto il bacino del Mare Nostrum e non solo al tavoliere delle Puglie.
Gli insetti si posso sterminare a bordo fumigando debitamente il carico ma le larve no!
Che cosa intende quando afferma che: “La criminalità in questo campo è tremenda e non si accorgono che si stanno ammazzando da soli, e con loro noi e tutto il pianeta, basta far soldi”?
Oltre a quanto riferito, per criminalità intendo la sfrenata corsa al guadagno momentaneo, senza badare alle conseguenze e l’impatto sull’ambiente ma soprattutto alla salute della popolazione, non solo a quella già nata, ma soprattutto a quella ancora da venire.
Lo ripeto un’altra volta. Il bruciatore di Monopoli non trova biomasse a sufficienza per essere operativo a 360° tutto l’anno, 24h al giorno.
Il costo dei due bruciatori a gas della potenza di 5 MW con i quali l’impianto potrebbe funzionare proibisce di per se l’uso del gas metano come combustibile a lungo termine.
E’ vostro dovere controllare la provenienza del combustibile e state molto attenti all’amianto e ad alte sostanze nocive poiché vi è il rischio di morire di tumore.
Vorrei concludere con un cordiale saluto ai “miei” ragazzi di allora, augurando loro ogni bene. Spero veramente che qualcuno di loro abbia imparato l’inglese, aprendosi così nel campo della conduzione di grandi impianti altri lidi e possibilità di lavoro e di carriera.
Non è da tutti partire da zero e assumersi la responsabilità di un impianto in linea di prova e collaudo, come un termovalorizzatore. Loro hanno dimostrato di avere la stoffa per poterlo fare.
In bocca al lupo ragazzi!
5703/2010
Immissione diretta dei gas nell’ambiente
Saranno stati nottambuli ed “elucubratori” della notte anche i carabinieri della sezione Noe (Nucleo Operativo Ecologico) quando, sulla base delle indicazioni dell’Anpana (Associazione con compiti di polizia ecozoofila),effettuarono controlli e posero i sigilli all’impianto Ital Green Energy il 15 Giugno 2006.
Solo quattro anni fa.
“«L’ impianto per l’ emissione dei fumi era stato modificato rispetto al progetto approvato dagli organismi di controllo. C’erano tubazioni aggiuntive poste all’interno del circuito di scarico, tali teoricamente da consentire l’ immissione diretta dei gas nell’ ambiente, aggirando i filtri».
Da Repubblica del 15 Giugno 2006
Quando i Noe si presentarono in via Baione per i controlli, l’impianto non era in funzione. Ma era impossibile non notare “qualche tubo posticcio”- non presente nel progetto- che fece scattare il sequestro cautelativo.
Ovviamente i proprietari contestarono e dichiararono che la centrale “ha ottenuto recentemente la certificazione Iso 14001», in una strategia di «impegno per il continuo miglioramento delle prestazioni ambientali». Tutte le analisi, quelle di routine e quelle periodiche, «sono a completa disposizione delle autorità»”
L’esito della vicenda non è noto.
Sappiamo solo che, nonostante i sigilli, l’impianto continuò a funzionare poiché fu concessa la “«facoltà d’ uso», legata al rispetto delle prescrizioni date ai responsabili”, anche se secondo gli 007 dell’ambiente la centrale creava “«un alto tasso di inquinamento prodotto dall’ emissione di ceneri, polveri e fumi di provenienza incerta», come da dichiarazioni del tenente Gennaio Badolati. (fonte: Repubblica 15 Giugno 2006)
A questo punto, avrebbe detto Lubrano, la domanda nasce spontanea!
Vorremmo chiedere al dirigente Renna:
Come si è concluso il sequestro? A cosa servivano i tubi “posticci”? Chi garantisce ai cittadini il corretto funzionamento dell’impianto (che in ogni caso non produrrebbe vapore acqueo ma tutte le sostanze descritte nel precedente articolo)?
Infine una domanda fino ad ora sottovalutata: chi controlla il tasso di inquinamento e lo sversamento delle acque reflue frutto di questa attività?
Fermo restando che l’obiettivo comune è capire ed approfondire, per fugare ogni giusto dubbio- non certo rovinare aziende serie ( se tali sono) e famiglie di lavoratori- riconfermiamo alla proprietà ed alla dirigenza della Ital Green Energy la nostra disponibilità per un’intervista chiarificatrice.
Cosa ci guadagniamo? La scheda tecnica.
Data la grande confusione relativa a termini ed alle funzioni degli impianti presenti a Monopoli, abbiamo deciso, con il supporto tecnico dell’ing. Deleonibus (che ha trattato l’argomento approfonditamente, arrivando anche in Giappone per un brevetto), di chiarire gli aspetti fondamentali.
Suffissi a parte- L’uso di suffissi quali bio o termo, oltre ad essere scorretto da un punto di vista tecnico, può anche essere considerato forviante per l’effettiva comprensione. Chiamiamo dunque le cose con il loro nome.
Secondo la direttiva 2000/76/CE “sono «impianti di coincenerimento»: qualsiasi impianto fisso o mobile la cui funzione principale consiste nella produzione di energia o di prodotti materiali e che utilizza rifiuti come combustibile normale o accessorio o in cui i rifiuti sono sottoposti a un trattamento termico a fini di smaltimento.
Se il coincenerimento avviene in modo che la funzione principale dell’impianto non consiste nella produzione di energia o di prodotti materiali bensì nel trattamento termico dei rifiuti, l’impianto è considerato un impianto di incenerimento ai sensi del punto 4.”
Quindi, secondo la normativa europea, l’impianto Ital green sarebbe un impianto di coincenerimento (può utilizzare CDR come combustibili accessori e produce energia).
Qual è la differenza con un termovalorizzatore? In realtà la dicitura è sbagliata per motivo: questi impianti non “termovalorizzano” i rifiuti… semmai inceneriscono.
E’ vero infatti che attraverso il processo di combustione producono energia, ma a costi insostenibili. Per la messa in moto e la combustione, l’impianto consuma molta più energia di quella prodotta.
Non solo.
Per una tonnellata di immondizia, in seguito alla combustione, si producono circa dai 280-300 Kg di ceneri pesanti. Oltre le ceneri vengono prodotte circa 30 kg di ceneri volanti che sono sottilissime e cancerogene, 25 kg di gesso e 650 kg di acqua calda e sporca.
Come mai?
Bruciare è un processo chimico di ossidazione. Per far avvenire qualsiasi ossidazione serve ossigeno, che ha una sua massa. Per motivi tecnici occorre anche aggiungere acqua, ammoniaca, carbonati, calce. Per cui a una tonnellata di immondizia si deve aggiungere una tonnellata di altro materiale. In pratica abbiamo raddoppiato la massa iniziale dei rifiuti. All’uscita troveremo due tonnellate di materiale.
E’ chiaro che per depositare quei 280-300 kg di ceneri devono per legge finire in discarica e queste ceneri sono immensamente più tossiche rispetto a una normale discarica.
Cosa si guadagna?- Se per il funzionamento di un impianto di coincenerimento occorre più energia di quella prodotta e se nell’incenerimento produciamo più rifiuti di quelli prodotti…cosa ci guadagnammo? Noi niente, in effetti.
Ma il gestore dell’impianto si.
In Italia questa modalità di produzione è considerata come “da fonte rinnovabile” alla stregua di idroelettrico, solare, eolico e geotermico. Pertanto chi gestisce l’inceneritore può vendere all’Enel la propria produzione elettrica ad un costo circa triplo rispetto a quanto può fare chi produce elettricità (vendendola all’Enel) usando metano, petrolio o carbone. I costi di tali incentivi ricadono naturalmente sulle bollette. Infatti i cittadini pagano il cosiddetto CIP6 : un sovrapprezzo del 6-7% del costo dell’energia elettrica, che viene addebitato direttamente in bolletta.
In pratica, siamo noi a retribuire i gestori (Marseglia compreso).
Da notare che per questa “interpretazione” della normativa, L’Unione Europea ha inviato una infrazione all’Italia per gli incentivi dati dal Governo per produrre energia bruciando rifiuti inorganici e considerandola come “fonte rinnovabile” (ovviamente i cittadini pagheranno anche quella!)
Polveri e filtri- Sicuramente un coinceneritore non produce vapore acqueo. E’ bene chiarirlo! Questi impianti sono responsabili della diffusione di idrocarburi aromatici policiclici, di policlorobifenile (PCB), di metalli pesanti, quali piombo, zinco, rame, cromo, cadmio, arsenico, mercurio e di furani; inoltre, come qualsiasi processo di combustione, rilasciano
nell’aria polveri sottili, la cui quantità emessa aumenta al crescere della temperatura (specialmente il particolato ultrafine Queste polveri sono capaci di entrare nel nucleo delle cellule, senza ledere nè la membrana cellulare, nè la membrana nucleare, come se avessero una chiave per entrare in una porta e giungere al DNA. Interagendo con il DNA sono capaci di scombinarlo in modo imprevedibile. Scombinare si intende cambiare il “libretto d’istruzioni” di una cellula la quale una volta alterata non è più in grado di riprodursi normalmente. In genere una cellula danneggiata ha la capacità di autoeliminarsi. Questo processo si chiama apeptosi. Può accadere però che alcune cellule possono perdere la proprietà biologica dell’apeptosi per cui anziché autoeliminarsi si riproducono in modo anomalo. Queste col tempo le masse anomale diventano cancri.
Policicli e policlorobifenile- Noti anche con l’acronimo IPA o PAH nell’acronimo inglese, sono idrocarburi costituiti da due o più anelli aromatici, Pur essendo lo studio di queste miscele particolarmente complicato, è stato comunque dimostrato che l’esposizione alle miscele IPA comporta un aumento dell’insorgenza del cancro.
Cadmio- Questo ha mostrato un danno genotossico da stress ossidativi con accumulo nel sistema nervoso centrale, renale ed epatico e inoltre è causa di malformazioni fetali e cancerogenesi a carico di diversi tessuti. Naturalmente nel corso degli ultimi vent’anni sono stati fatti molti passi avanti, nel tentativo di rimuovere i macroinquinanti derivanti dall’incenerimento e presenti nei fumi (ad es. ossido di carbonio, anidride carbonica, ossidi di azoto e gas acidi come l’anidride solforosa) e di abbattere le polveri.
Diossine Le diossine sono prodotti organici, relativamente pesanti che cadono al suolo velocemente anche a parecchi km di distanza dagli inceneritori o dalle fonderie che sono ottimi produttori di polveri secondarie. Gli inceneritoristi sostengono che il problema delle polveri è risolto con l’utilizzo di filtri di ultima generazione.
Qui occorre fare una premessa. Le polveri primarie che si formano dove avviene la combustione si distinguono in polveri filtrabili e polveri condensabili. Le prime passano attraverso il filtro, le seconde condensabili oltrepassano il filtro come gas e si formano come polveri oltre. I filtri di ultima generazione, in realtà hanno efficacia solo sulle polveri primarie filtrabili mentre non hanno nessuna efficacia sulle primarie condensabili e sulle secondarie.
Le polveri filtrabili primarie sono le più grossolane, per cui le meno nocive. Considerando anche che i filtri catturano circa il 5% di queste polveri primarie, una volta catturate dove le metto? Ritornano in ambiente.
Le patologie derivanti dall’inalazione sono: cancro, malformazioni fetali, Parkinson, Alzheimer, infarto ed ictus. Lo comprovano migliaia di studi scientifici.
L’Institut de Veille sanitaire francese ha infatti pubblicato di recente i risultati allarmanti, passati sotto silenzio, di uno studio sull’incidenza del cancro in prossimità di cosiddetti “termovalorizzatori”: si è riscontrato un aumento dal 6 fino al 22% di diverse patologie neoplastiche
La soluzione ideale- Il problema dei rifiuti è fortemente sentito e l’incenerimento è il modo più efficace per toglierli dalla strada (e portarli dentro l’uomo)
Cosa fare?
In realtà la strada è già ben indicata nelle direttive europee: riduzione, raccolta differenziata e riciclaggio, recupero energetico senza combustione (fermentazione anaerobica della frazione organica) e, solo per ultimo, il recupero energetico con combustione
Un esempio positivo ci arriva da due città enormi come Los Angeles (quattro milioni di abitanti) o San Francisco (850 mila abitanti). Queste città non hanno inceneritori. Hanno coinvolto
ragazzi disoccupati istruendoli con corsi di merceologia. I ragazzi prendono i materiali differenziati forfettariamente dai cittadini e li raffinano ulteriormente. Ad esempio, una bottiglia di plastica la suddividono in varie parti. La bottiglia che è fatta di poleitilenpersalato segue un percorso. Il tappo che è fatto di polietilene un altro, la carta intorno la bottiglia viene separata. Il tutto viene rivenduto. I tappi venduti come rifiuto vengono 60 centesimi di euro al kg, mentre noi li bruciamo. Le lattine delle bibite sono fatte di alluminio che è già stato estratto dalla miniera di bauxite per cui, se la riciclo, non devo più estrarre da altre miniere, consumando materia prima ed energia. Vendo quell’alluminio a chi fa biciclette o infissi, con un guadagno. Tutto il putrescibile, anziché portarlo in discarica o in inceneritore lo portano fuori città. Uso finale è compost da prato che vendono a caro prezzo anche a noi. Chi gestisce tali impianti offre lavoro a molte persone e trae profitto semplicemente rivendendo rifiuti senza inquinare. Se Brescia fosse trattata come San Francisco, senza inceneritori la stessa quantità di immondizia darebbe lavoro a 3000 persone, contro le circa 80 che lavorano nel termovalorizzatore di Brescia, dove tra l’altro gli italiani spendono alcune centinaia di migliaia di euro per mantenere l’inceneritore. La stessa quantità di immondizia riciclata avrebbe prodotto un reddito netto di 2.800 mila euro creando 3000 posti di lavoro. Senza inquinare!
L’Ital green autorizzata a bruciare CDR.
Romani sui termovalorizzatori
Un termovalorizzatore a Monopoli? Non è cosa poi così difficile da immaginare. In realtà, qualcosa di questo genere già esiste, ed è lo stabilimento Ital Green in via Baione. In pochi sanno infatti che già nel 2004 il suddetto stabilimento è stato autorizzato a bruciare CDR (combustibile derivato da rifiuti).
Con determinazione 133 del 30 luglio 2004- Giunta Leoci a Monopoli- la Provincia di Bari autorizzava l’Ital green Energy ad integrare nell’impianto di recupero energetico sito a Monopoli, con CDR, ovvero Combustibile Derivato da Rifiuti. Con una seconda determinazione ammorbidisce i parametri individuati per la concessione (monitoraggio e quantitativi), e nella stessa, l’Ital Green dichiara di poter funzionare solo con combustibile CDR. Non risultano dalla nostra ricerca altre determine che annullano la concessione.
Abbiamo portato i documenti in questione al Sindaco.
Eravate a conoscenza della cosa?
“No, veramente non eravamo a conoscenza, almeno io. Passerò comunque i documenti all’assessore Rotondo per le opportune verifiche.”
In un incontro con la Poli Bortone avevi affermato che “Non dobbiamo chiudere le porte a prospettive di informazione e di scelte che spesso quando il nodo si stringe ed arriva al pettine fa male.
“Penso che tutte le politiche energetiche debbano partire dal basso e non dall’alto. Io non ho timore di dire che nel nucleare se non si comincerà dal basso e non si comincerà a fare una politica per decreto, credo che morirà presto. Nel senso che comincerà un percorso, ma siccome questi sono percorsi lunghi, sono certo che fra tre anni quando arriverà il prossimo governo, bloccherà tutto e cominceremo i cosiddetti pendolarismi energetici (percorsi non condivisi e decisioni differenti che non portano ad un risultato). Io credo che su queste questioni si debba agire un po’ come per le riforme costituzionali. Cioè, non si può non condividere un percorso anche perché il passato insegna che rinvia e rinvia arriva un momento in cui non puoi più rinviare e fai figuracce come la questione dei rifiuti di Napoli, nella quale non abbiamo certo esportato un modello civile nel mondo. Ed io ricordo all’epoca che tutti i componenti delle giunte regionali si affannavano per capire cosa avevano fatto, ma la realtà era che su questo argomento erano stati molto reticenti.
Allora, la mia idea è che io non chiudo gli occhi e le orecchie davanti a nulla. Né al nucleare, né men che meno ai termovalorizzatori, che oramai sono tecniche che in Italia esistono, che sono presenti in contesti sviluppati ed antropizzati anche dal punto di vista turistico.
Quindi ritengo che il termovalorizzatore sia in realtà l’anello che chiude il ciclo dei rifiuti- perché il compostaggio presente a Gioia o quello nuovo a Conversano in realtà non chiude il ciclo sulla gestione dei rifiuti, ne riduce l’impatto sulla discarica, ma non chiude il ciclo.
Le politiche energetiche dovrebbero essere condivise dalla base mediante campagne di sensibilizzazione, di informazione, ma è ovvio che se la formazione e l’informazione deve essere tale, deve esserci una condivisione politica, perché se cominciamo a fare delle politiche a “botte di maggioranza” il pericolo della strumentalizzazione su un argomento del genere è un pericolo reale… e se si strumentalizza su questi argomenti è chiaro che si comincia a fare, secondo me, una politica di bassissimo e ristrettissimo respiro. La mia idea è quindi innanzitutto quella di una condivisione politica, di informazione per la cittadinanza ed infine di attuazione.”
Crede sia possibile con la nostra classe dirigente prendere decisioni di questo genere? Parlo di controlli, che non ci sono, parlo di Ital Green e di molte altre realtà che presentano spesso aspetti non chiari. Come pensa di sopperire ad una tale mancanza?
“Questo dei controlli è un fatto verissimo, è un fatto serio. C’è una percezione in giro che in effetti anche davanti a delle norme, a dei decreti regionali, a delle leggi regionali, a dei decreti legislativi che impongono tabelle, parametri per il controllo, la produzione di carte superi la sostanza di quello di cui si parla. C’è questa sensazione diffusa. E quindi sono d’accordo, bisognerebbe aprire una nuova stagione di controlli. Credo che queste agenzie dovrebbero fare poche cose e bene. E’ chiaro che se l’Agenzia Regionale di Protezione Ambientale si deve occupare di un miliardo di questioni e non fa secondo me, l’unica cosa che non possono fare gli altri, cioè i controlli o non ha gli strumenti per farlo, diventa un ragionamento complicato. Quindi sono assolutamente convinto: per poter avere un accordo politico e fare da garanti nel processo di informazione con i propri cittadini di queste cose, è chiaro che prima di fare da garanti dobbiamo essere garantiti. Le istituzioni dovrebbero chiedere a gran voce un nuovo meccanismo ed un nuovo sistema di controlli. Basterebbe fare pulizia a livello regionale di enti perfettamente inutili e concentrare queste economie verso il potenziamento di agenzie di protezione ambientale, che già esistono, e che spesso e volentieri- anche quando coinvolte da noi per il problema delle onde magnetiche dell’impalata- non hanno gli strumenti per agire. Speriamo che con il nuovo governo regionale capiremo anche qual è l’impronta energetica che questa regione vorrà prendere.”
L’inchiesta della redazione sarà oggetto di discussione del prossimo question time
A seguito degli articoli pubblicati dal nostro sito e dell’intervista a Franco Parpaiola in merito al caso Ital Green, l’opposizione ha presentato un’interrogazione consiliare.
L’inchiesta della redazione sarà oggetto di discussione del prossimo question time
.A seguito degli articoli pubblicati dal nostro sito e dell’intervista a Franco Parpaiola in merito al caso Ital Green, l’opposizione ha presentato un’interrogazione consiliare. Pertanto l’inchiesta sarà oggetto di discussione nel prossimo question time che si dovrebbe tenere a Palazzo di Città lunedì prossimo. Si tratta di un problema molto sentito dai monopolitani, stante il grande numero di lettori e commentatori degli articoli. Ringraziamo la sensibilità di chi ha voluto trasferire il dibattito nella sede più consona, in consiglio comunale. Tuttavia la nostra inchiesta non si ferma qui; anzi, è solo alle battute iniziali.
Prima di proseguire con le pubblicazioni ci è gradito tranquillizzare i dipendenti della Ital Green Energy srl. Nessuno ha intenzione di mettere in discussione posti di lavoro e neppure chiedere la chiusura del complesso industriale. Quello che ci preme comprendere (e preme anche a molti monopolitani) è ad esempio che tipo di controlli vengono effettuati affinchè le lavorazioni industriali poste in essere dalla Ital Green siano condotte nel rispetto della salute dei cittadini, come vengono effettuati questi controlli, quale attendibilità hanno e soprattutto da chi vengono certificati. Ma questi sono solo alcuni degli interrogativi.
Da tempo ormai i cittadini lamentano un deterioramento della qualità dell’aria ed un incremento di disturbi fisici. Ci sono giunte tantissime segnalazioni. Sono tutte leggende cittadine? O c’è qualcosa di vero? Quale nesso con le lavorazioni della centrale a biomasse?
A questi interrogativi si aggiungono altri. Cosa viene realmente bruciato nella centrale a biomasse? Chi controlla? Abbiamo scoperto infatti che l’inceneritore di Monopoli dal 2004 è stato autorizzato a bruciare CDR (combustibile derivato da rifiuti). Quali possibilità ci sono che questo possa avvenire in futuro?
Ed ancora cosa dire in merito al paventato progetto di realizzare un oleodotto a Nord di Monopoli?
Sono questi temi che animano il dibattito di molte città italiane. Nel nostro paese la questione, dalla realizzazione dell’inceneritore sino alla sua entrata in funzione, è stata a lungo trascurata dall’opinione pubblica e soprattutto dalla politica locale. Qualcosa comincia a muoversi anche su questo fronte? Speriamo vivamente che il prossimo question time sia l’occasione per avviare un dibattito costruttivo, capace di fornire risposte a cittadini, e che tutti i politici assumano degli impegni seri e siano garanti della salute pubblica.
Nessuno di noi intende danneggiare una legittima attività industriale, tuttavia tutti gli imprenditori devono comprendere che la minaccia occupazionale non può diventare il pretesto per rivendicare controlli meno severi ed indurre la politica ad allentare l’attenzione, soprattutto quando in gioco vi è la nostra salute e quella dei nostri figli, lavoratori compresi.
.Alleghiamo alcuni provvedimenti amministrativi poco chiari
Con determinazione 133 del 30 luglio 2004 la Provincia di Bari autorizzava l’Ital Green Energy srl ad esperire l’attività di recupero energetico da CDR, rifiuti di fibra tessile, rifiuti di legno trattato, rifiuti di lavorazione di tabacco, scarti pulper e fanghi essiccati di depuazione di acque reflue. Tuttavia il Comitato Tecnico Scientifico della Provincia poneva dei vincoli a tale attività quali, l’impossibilità che il CDR superasse 1/3 dell’intera massa combustibile, non si superasse la quantità di 108.000 t/a di rifiuti stoccati e soprattutto un monitoraggio continuo obbligatorio dei prodotti combustibili all’ingresso e la certificazione analitica delle ceneri rinvenienti dalla combustione. Il tutto subordinato ad uno studio sull’impatto acustico dell’impianto
La determinazione veniva notificata tra gli altri anche al Comune di Monopoli.
Tuttavia dopo pochi mesi con determinazione 142 del 12 ottobre 2004 sempre la Provincia di Bari ammorbidiva le sue posizioni (viene quasi da chiedersi cosa possa essere successo quell’estate). La Ital Green Energy srl chiedeva, infatti, di rivedere le precedenti condizioni non effettuando le analisi degli IPA in continuo sui fumi emessi e facendo rilevare che l’impianto è in grado di poter funzionare con il solo combustibile CDR.
Il Comitato Tecnico Scientifico affermava che il limite del 33% precedentemente fissato era solo una raccomandazione mentre la Provincia di Bari deliberava che il dosaggio degli IPA andava effettuato come valore medio per un periodo di campionamento di otto ore e con frequenza semestrale.
Ma ritorniamo all’iter autorizzativo per la realizzazione dell’inceneritore di Monopoli. L’anomalia in questo caso è quella di autorizzazioni concesse per gradi e senza l’assoggettamento a V.I.A. (valutazione d’impatto ambientale) nonostante la posizione a ridosso del centro abitato.
Nella Determinazione del Dirigente Settore Ecologia della Regione Puglia 22 luglio 2005, n. 311 sulla richiesta di verifica di assoggettabilità a V.I.A. della costruzione ed esercizio di motogeneratori di energia elettrica a biomassa liquida (oli vegetali) della Ital Green Energy s.r.l. a Monopoli, il dirigente così si esprimeva:
“Non si rilevano particolari criticità eccezion fatta per la vicinanza del centro abitato in direzione Est. I venti dal quadrante Ovest sono piuttosto frequenti (come risulta dallo studio condotto), per cui questa circostanza potrebbe comportare problemi per l’esposizione della popolazione alle emissioni dell’impianto... E’ inoltre previsto un monitoraggio continuo delle emissioni. Occorrerà raccomandare la sistematizzazione dei dati (comunque prevista) che devono essere a disposizione delle autorità deputate al controllo (ARPA)...” E alla fine determinava “di ritenere il progetto concernente la costruzione ed esercizio di motogeneratori di energia elettrica a biomassa liquida (oli vegetali), nel Comune di Monopoli (Ba), proposto da Ital Green Energy S.r.l. - Via Baione, 200 - Monopoli - Ba -, escluso dall’applicazione delle procedure di V.I.A. ....”. (nonostante i paventati problemi per l’esposizione della popolazione alle emissioni).
Nella stessa determina è affermato che :
“ …con nota acquisita al prot. n. 6260 del 16.05.2005, il comune di Monopoli trasmetteva l’attestazione dell’avvenuta affissione all’albo pretorio dell’avviso pubblico nei tempi (dal 18.03 al 17.04.05) e con le modalità previsti dall’art. 16, comma 3, L.R. n. 11/2001. Con la stessa nota veniva comunicato che non erano pervenute osservazioni e nel contempo trasmetteva il parere favorevole del Servizio di Igiene Pubblica e del Servizio di prevenzione e sicurezza degli ambienti di lavoro dell’A.S.L. BA/5 .
Dopo poco tempo nella DETERMINAZIONE DEL DIRIGENTE SETTORE INDUSTRIA 21 dicembre 2005, n. 595 di autorizzazione unica all’esercizio dell’aumento di potenza di ulteriore 2,1 MWe di tre motogeneratori già esistenti si afferma che è pervenuta “… la nota del Comune di Monopoli prot. n. 2371/8627/05 del 12.5.2005 che dichiara la non assoggettabilità a nessun vincolo paesaggistico-ambientale (ambito E del P.U.T.T.), nonché la pubblicazione all’Albo pretorio del progetto unitamente alla VIA per trenta giorni senza osservazione e/o opposizioni”.
Non ci risulta esserci mai stato un coinvolgimento della cittadinanza ma un comportamento reticente della politica
Il consigliere Spinosa accusa la stampa di alimentare paura nella gente
Di seguito l’intervento del consigliere Spinosa in merito alla questione Ital Green durante il question time di lunedì scorso:
“Condivido totalmente quello che ha detto l’assessore Rotondo. Sono d’accordo con l’assessore non solo per quanto concerne la stampa ma anche per le TV, perché ritengo che bisogna, non tanto metterle in riga, ma quando dicono delle falsità sul conto di chiunque devono essere ripresi. Anche quando mandano determinati programmi sul computer che ci sono, diciamo dei battibecchi, mandano solo ed esclusivamente quello che dicono loro e questo è fare politica. Ma questo significa anche non mantenersi nella loro deontologia politica di giornalisti che è quella di dare le notizie veritiere e quelle che sono. Purtroppo l’Italia, specialmente in questi ultimi tempi, viaggia così.
Io non riesco a capire gli interventi quando sono ambigui. Prima ho ascoltato gli interventi dei consiglieri Ciaccia o Tamborrino. Non ho capito se stanno dando uno schiaffo o una lisciata. Non sanno neanche loro di cosa stanno parlando. Non bisogna essere ambigui. Avrei preferito che quella interpellanza fosse stata così : vogliamo vedere a che grado di inquinamento le aziende monopolitane stanno portando la città?
Si fa un’interpellanza su un’azienda dove tempo addietro vi è stato un accordo con l’azienda. L’assessore è andato a controllare. Nulla toglie, caro Tamborrino, ad andare a controllare anche tu di persona. Purtroppo la politica è questa. Andare ad insinuare nella popolazione la paura. Come creare la paura nella popolazione? Si dice : cosa viene bruciato dall’Ital Green? Non ho capito. Lo ha detto l’assessore, lo ha detto l’Ital Green che non brucia CDR. Cos’altro volete sentire?
La verità è che ci sono troppi falsi ambientalisti in giro. Portano una bandiera che non possono portare perché sono falsi. Il vero ambientalista è quello che cura veramente l’ambiente.
Il consigliere Ciaccia voleva addirittura dei benefici dall’azienda.
Non si parla della differenziata perché è un merito dell’assessore.
Poiché la gente non segue la politica, funziona così. Io lancio delle falsità e un 20% di quelle persone abboccano. Noi non facciamo così!”.
Abbiamo riportato fedelmente quando dichiarato dal consigliere Spinosa in aula al fine di non violare la “nostra deontologia politica di giornalisti” ( per usare il linguaggio del consigliere Spinosa).
VOX POPULI, VOX DEI. NON DI CERTO IN ITALIA!!!
Quando le voci del passato ci spiegano il nostro presente e ci ammoniscono per il nostro futuro.
Commenti dei lettori dI: www.monopolitube.it sulla mia iintervista.
scritto da un monopolitano, 01 marzo 2010 alle ore 23:49:22
E pensare che facendosi un giro da quelle parti, è facile vedere le eco(?)balle stipate lungo la strada... basterebbe anche un giro di elicottero... Il sig. Parpaiola lo dice chiaro: lì si bruciano rifiuti senza controllo, col rischio che ci sia anche amianto. Che fare?
scritto da IL CAVALIERE MASCHERATO, 02 marzo 2010 alle ore 08:07:08
Adesso immagino che i “monopolitani” si scateneranno contro le affermazioni del signor Franco Parpaiola. E’ molto meglio prendersela con il petrolio e lo “straniero” che con le aziende presenti sul territorio monopolitano e che danno da “mangiare” a molti monopolitani. E’ ora di essere più coerenti sulle battaglie ambientaliste e di ribellarsi anche di fronte agli “scempi” creati da queste aziende. Le affermazioni del signor Parpaiola sono dure ma vere...ripeto vere! Sono testimonianze di una persona che ha lavorato lì dentro ed è consapevole di quello che stava succedendo e che succede. E’ ora di di dire NO all’ Ital Green e non solo NO al Petrolio!! Ma come al solito..siamo a Monopoli...e quasi sempre è meglio difendere certi interessi “interni” ....
Speriamo bene!
Voglio complimentarmi con il signor Parpaiola. Era ora che qualcuno dicesse la verità!!
scritto da arianna - monopoli, 02 marzo 2010 alle ore 08:48:50
una mia parente si reca sempre in quella zona (vicinanze polisportiva) a comperare frutta e verdura da coltivazione biologica, che senso ha tutto questo? e’ solo una truffa il biologico a biomasse! saluti
scritto da Donatella Lacitignola, 02 marzo 2010 alle ore 09:08:58
Buongiorno sig. Franco, Punto 1)Mi piacerebbe sapere cos’hanno importato precisamente dalle foreste subtropicali? Non mi e’ mai parso di vedere sul porto tronchi di vegetazione fitta proveniente da oltreoceano o addirittura la nostra agricoltura colpita da “INSETTI NOCIVI”. Punto 2) E’ molto comodo accorgersi , dopo aver incrementato i pasti e le birre (non mi sembra lei abiti in un posto dove la birra non e’ poi tanto gradita, quindi e’ piaciuto anche a lei berla qui)tornarsene al suo paesello..Punto 3) Con tutto il rispetto parlando, lei ora ha 70 anni, penso che quando ha iniziato la sua carriera era giovanissimo, esattamente come lo erano i “manager” dell’ Ital Green, quando i colossi della Siemens sbattevano questi principianti oltre le loro scrivanie. Punto 3) Questa bella lettera, se proprio ci teneva a salvare Monopoli, perche’ non l’ha inviata direttamente al sig. Marseglia o a chi per lui..vede col senno di poi tutti sanno puntare il dito, ma prima di arrivare al “poi” nessuno fa niente. Punto 4)Un consiglio a tutti ...provate a fare un po di Jogging costeggiando Pantano sino ad arrivare oltre la Giannoccaro se ci riuscite...e poi provate a farlo sulla zona Industriale...e fatemi sapere dove l’aria a dispetto di tutto e’ piu’ respirabile.Punto 5)
...
scritto da Donatella Lacitignola, 02 marzo 2010 alle ore 09:09:50
L’ambiente e’ il bene che tutti dobbiamo salvaguardare, ma non possiamo avere la botte piena e la moglie ubriaca...bisogna solo, oggi come oggi limitare i danni.E se c’e’ qualcuno che vuole mettere in piedi un’azienda a discapito di unìalbero di ulivo...beh di alberi di ulivo ce ne sono tanti, di posti di lavoro no.
Con cio’ non voglio assolutamente dire che le parole del sig. Parpaiola siano fasulle, e’ il suo mestiere, chi meglio di lui, ma noto fra le sue righe un certo risentimneto nei confronti dei pezzi grossi della Ital Green e non sicuramente per quello che bruciano, altrimenti , come detto prima , avrebbe fatto notare questi suoi giustificati disappunti a chi di dovere.
Avevo detto gia’ ieri che non mi sarebbe piaciuta, e infatti puzza anche questa di bruciato.
Scusate la franchezza.
Saluti a tutti.
scritto da marco, 02 marzo 2010 alle ore 09:44:15
non ci organizziamo faremo la stessa fine di Taranto. La centrale può anche rimanere, ma serve una commissione permanente che controlli il materiale che si brucia.
scritto da cittadina stanca, 02 marzo 2010 alle ore 10:16:28
che fare? denuncia alla magistratura! ma chi la fa? il comune? si domani!!!!!!!!!!!!! a poveri noi!!!!!!Romani svegliati!!!!
scritto da astro, 02 marzo 2010 alle ore 10:26:07
E poi, con tutto il danno che da anni procura a Monopoli e dintorni, che cosa ha fatto per la città e il territorio l’azienda in argomento? NIENTE!!
scritto da Donatella Lacitignola, 02 marzo 2010 alle ore 11:00:55
Perche’ continuano a costruire case verso la zona industriale????Chi da le concessioni, non sa che quella e una zona ad “alto tasso d’inquinamento”??E chi ci va a vivere in queste case non sa del rischio che corre??Dimenticavo...noi ci lamentiamo sempre dopo che succedono le disgrazie..
scritto da Libero pensatore, 02 marzo 2010 alle ore 11:07:30
Per Donatella : Ti consiglio di leggere meglio l’intervista. Parpaiola non ha detto che bruciano legna da foreste tropicali ma solo che avevano pensato di bruciarla.
Ho letto e riletto l’intervista e mi sembra equilibrata. Non affetta dal misticismo ecologista ma neanche con il prosciutto sugli occhi. Del resto tra chi ci è stato dentro e chi parla senza sapere neanche di cosa parla, preferisco la testimonianza di chi ci ha lavorato.
Perchè Marseglia non smentisce?
Sarei curioso di leggere il manoscritto che sta preparando Parpaiola. Tuttavia dovreste tradurlo perchè non conosco il tedesco.
E’ assurdo che in Germania parlano di noi ed a Monopoli dormiamo.
scritto da IL CAVALIERE MASCHERATO, 02 marzo 2010 alle ore 12:46:14
I commenti della Signora Donatella non mi piacciono e me li aspettavo: è il tipico atteggiamento della maggior parte dei monopolitani. Se la ricerca del petrolio e le piattaforme le avrebbero fatte i Marsegna...ovviamente ci sarebbero state poche proteste e mobilitazioni. E’ normale..i monopolitano sanno tenere per se i propri interessi ed è ovvio che è meglio colpire e attaccare un’ azienda straniera rispetto ad un’azienda presente nella nostra città e che dà molti posti di lavoro ai nostri concittadini. Finiamola di giustificare questa gente e cerchiamo di fare analisi, indagini e proteste in modo coerente e costruttivo indipendentemente dagli interessi personali! Questo sia chiaro. L’ambiente va salvaguardato dai petrolieri e anche da quelle aziende “monopolitane” che danneggiano lo status ambientale e la qualità dell’aria che noi respiriamo. Mi sembra davvero molto strano che non sia stata fatta una Valutazione di Impatto Ambientale. Vivo da 40 anni a Monopoli e si sente una forte puzza a causa di quella centrale e anche nei pressi del depuratore a causa delle lavorazioni per la sansa. Cerchiamo di fare chiarezza.
...
scritto da IL CAVALIERE MASCHERATO, 02 marzo 2010 alle ore 12:47:28
