La sinfonia delle anime - Francesca Galotti - E-Book

La sinfonia delle anime E-Book

Francesca Galotti

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Beschreibung

Stella, un'inguaribile sognatrice, pensatrice ed amante della musica, è una giovane ragazza che si ritrova a far fronte ad esperienze di vita a dir poco devastanti... esperienze a cui in realtà molte giovani, purtroppo, devono far fronte.
Immersa in quello che è lo spietato mondo adolescenziale, Stella riesce comunque a cogliere le bellezze della vita e la magia che ci circonda... magia che aspetta solo di essere compresa!
Tutto ciò le permetterà di scoprire un segreto che avrebbe potuto condizionare per sempre la vita dell'essere umano...

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Veröffentlichungsjahr: 2017

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Francesca Galotti

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Indice dei contenuti

Capitolo 1

Capitolo 2

Capitolo 3

Capitolo 4

Capitolo 5

Capitolo 6

Capitolo 7

Capitolo 8

Capitolo 9

Capitolo 10

Capitolo 11

Capitolo 12

Capitolo 13

Ringraziamenti

Capitolo 2

Alla scoperta di una nuova dimensione

Ma com’è possibile che quella scatola nera di legno racchiuda cotanta magia? Come fa a riprodurre quell’insieme organico e coerente di angeliche melodie? Sembrano note create appositamente per trovarsi esattamente in quel punto e in quell’istante... non potrebbero essere prodotte altrimenti. E quale magnifica mente divina ha creato tutto questo? No, no, non è un caso...non può essere un caso... tale perfezione non può essersi autocreata fortuitamente. Dietro ci deve essere una mente geniale, matematica e calcolatrice che ha fornito all’uomo tutti gli strumenti necessari per poter scoprire tutto ciò: l’armonia… la vita!

L’uomo crede di essere superiore agli altri esseri viventi, poiché è stato in grado di inventare tantissime cose, tra cui gli strumenti musicali e, quindi, la musica. Ma, a pensarci bene, all’uomo è stata semplicemente donata la curiosità e la materia prima, elementi essenziali per poter scoprire ciò che ha scoperto! Sarebbe erroneo usare il termine “inventare”. Tutto esisteva già e l’uomo ha avuto il solo merito di scoprirlo e chissà quante cose ancora dobbiamo realizzare. E’ come se questa mente intelligente si divertisse a fornire indizi ed aspettare che l’uomo, prima o poi, chissà quando, arrivi a trovare la soluzione: siamo messi alla prova come in una caccia al tesoro.

Forse questo è il senso della vita. Mi chiedo, tuttavia, cosa di più meraviglioso e perfetto della musica si possa ancora scoprire. Per me la caccia al tesoro potrebbe tranquillamente terminare qui.

Questo é solo un esempio dei pensieri filosofici che sovente infestavano la mente di Stella che si chiedeva se fosse l'unica ad averli. Anzi, diciamo che, più che chiederselo, si sentiva infinitamente sola e diversa dai suoi coetanei, motivo per cui si trovava ad affrontare i suddetti discorsi con la mamma in primis e poi anche col resto della famiglia. Le sue coetanee vivevano con molta più leggerezza. Pensavano e parlavano solo di questioni che Stella riteneva piuttosto frivole e noiose: "Cri, sono uscita con Marco sai? Non puoi capire che emozione... Oh socia, che facciamo stasera? Usciamo con gli altri?... Raga domani tagliamo da scuola? La prof. interroga e non c'ho testa di studiare...", poi facevano a gara di chi diceva più cavolate, chi faceva più ridere, chi riusciva a primeggiare sugli altri, chi aveva sempre la battuta pronta, chi prendeva più in giro la sfigata della classe... e il massimo della musica che ascoltavano era il" tunz tunz" di Gigi D'Agostino and company. Non che crescendo la faccenda sarebbe cambiata più di tanto, anche se la maschera che si costruisce con gli anni riesce, quanto meno, a velare gli istinti più bassi e volgari delle persone.

Stella sente ogni parte del suo corpo vibrare e pulsare all’unisono con Chopin e le sue “parole”. La sensazione è meravigliosa: come una voce materna che tutto comprende.

Decisione presa: Stella inizierà e concluderà quel percorso nel migliore dei modi, diventando brava come quel bizzarro Marco... mentre, riguardo a quello Chopin, è appena ufficialmente diventato il suo compositore preferito.

“ A giudicare dalla tua espressione, ti deve essere davvero piaciuta l’esecuzione di Marco. Ti osservavo mentre lui suonava e sei stata per tutto il tempo con lo sguardo fisso sul pianoforte a bocca aperta. A cosa stavi pensando? Mi fa piacere questa cosa, diciamo che promette bene!”, dice la prof.ssa in tono scherzoso.

“ Sì, devo dire che mi è piaciuta tantissimo questa musica e non vedo l’ora di riuscire a suonarla anche io. Avrei potuto ascoltare Marco suonare per ore.”, ribadisce Stella un po’ imbarazzata, ma sforzandosi di essere carina e simpatica.

“ Bravo Marco, puoi andare ora. Portamelo a memoria per la prossima volta e riguarda bene pedale e colori.”,

“ Grande prof., allora ci vediamo la prossima settimana, così le racconto anche bene cos' è successo con quella ragazza che le dicevo.”,

“Sì, sì, Marco, senz’altro, fremo dalla voglia di saperlo. Ora sparite tutti e due. Non vi voglio più vedere per i prossimi sei giorni!”, dice la prof.ssa ironicamente.

I due fuoriclasse lasciano finalmente l’aula e Stella si va a sedere impaziente al pianoforte come fossero poli opposti di una calamita.

“Bene, Stella. Finalmente ci siamo. Perdona quei terribili elementi, ma ci dovrai fare l’abitudine. I musicisti, purtroppo, lo sai, è risaputo, non hanno proprio tutte le rotelle al loro posto. Cerca di rimanere sana almeno tu!” .

Stella è piacevolmente sorpresa di aver trovato un' atmosfera così serena, spontanea e positiva. Inizia a raccontare a quell' autorevole, materna, amichevole e giovanile signora, quella che è la sua vita e il suo trascorso musicale.

Dopo un po’ di chiacchiere ed interruzioni dovute a bidelle, studenti e professori, ecco che la magia ha inizio: “Dai, Stella, suonami qualche pezzo che hai portato all’esame di ammissione, così iniziamo a lavorare. Qua non perdiamo tempo, sappi che, da ora, iniziamo a prepararci per il prossimo step, ovvero l’esame del quinto anno. Non c’è tempo da perdere. E’ un esame lungo e difficile da preparare.”.

Eh sì, al Conservatorio gli esami di pianoforte da preparare sono il Quinto, l’Ottavo e il Decimo, ovvero il Diploma, oltre all’esame di Solfeggio, Coro, Armonia, Storia della musica e Musica da camera: tutti esami di calibro universitario che rendono lecito lo scoraggiamento e le insuperabili difficoltà che molti giovani musicisti affrontano, avendo questi, spesso, davvero una giovane età, proprio come Stella.

“Invenzione a due voci” di Johannes Sebastian Bach. “Cosa?”, commenta la prof.ssa, incredula, “Ma Bach è lo spauracchio di tutti i pianisti. Che temeraria, la ragazza. Così mi piaci. Brava!”.

Bach è sempre stato il suo compositore preferito!

Mah, allora è vero che questi musicisti sono strani! Bach è bellissimo perché nei suoi pezzi è come se stesse proprio raccontando una storia. Sembra di star guardando un film. Sembra, più che altro, di assistere ad un dialogo tra personaggi a cui è possibile dare un volto, una voce. I botta e risposta sono chiari, ma la cosa bella è che l’interpretazione del suddetto dialogo è del tutto personale. Addirittura, capita che da un giorno all’altro la comprensione della musica cambi... a volta da un’ora all’altra. Mi è successo più di una volta di immaginare una determinata situazione e poi l’esatto opposto. Dipende dall’umore del momento e chissà da cos’altro. Anche qui sta la magia nella musica. Chissà cosa volevano comunicare di preciso i famosi compositori del passato. Sarebbe curioso saperlo.

Nella musica, così come nella scrittura e nel pensiero, si è completamente liberi. Niente e nessuno può limitarci. Sono gli unici “luoghi” in cui si può essere totalmente se stessi, senza la paura del giudizio, dove si può dire tutto e nulla, tutto e il contrario di tutto. E come si fa, a questo punto, a capire qual è la realtà? Quella vera? Chi lo dice che la vita che viviamo, quella conforme alla società, le cose che diciamo, le persone con cui ci relazioniamo, siano la vita reale? Come si può essere così sicuri? Noi sappiamo davvero poco della vita, ne abbiamo una visione così limitata che neanche ce ne rendiamo conto. Forse è meglio così, se no non riusciremmo a vivere serenamente.

Ma tutte le persone che “impazziscono”, i “geni”, coloro che hanno dedicato anima e corpo all’arte, alla filosofia, alla scrittura e alla musica, sono psicologicamente malate? Solo perché sono una minoranza? Chi lo dice che non abbiano semplicemente trovato uno spiraglio attraverso cui osservare la vita da una diversa angolazione? Chi lo dice che non abbiano semplicemente avuto la fortuna di assaporare la magia della vita, quella vera dico? Io sono convinta di questo. Noi nonsappiamo nulla della vita. Tutto è troppo perfetto, inspiegabile. Solo in alcune occasioni questa magia si manifesta e lascia incredulità, sorpresa e curiosità in tutte quelle persone sensibili capaci di coglierla. Tutti gli altri neanche si voltano, neanche si accorgono. Forse fanno bene. Meno problemi… meno domande… pura ignorante serenità… però… che pochezza, aridità! Magari è come dice Proust, ovvero che la frivolezza ha sempre la sua serenità.

Ma come si fa, mi chiedo io, a rimanere impassibili di fronte a tali meraviglie? La vita, il corpo umano, la terra, il sole, la luna, le stelle, l‘universo, l’ecosistema col suo perfetto equilibrio, le invenzioni dell’uomo… e la musica, appunto?

Cos’è la musica? Cos’è? Mica l’abbiamo inventata noi, no…che presunzione. Questa è reale… perfetta… è come se il creatore ogni tanto volesse ricordare ai più attenti che c’è qualcosa di incomprensibile che ci sfugge… un qualcosa di magico e misterioso che non possiamo far altro che constatare, apprezzare, ammirare e, soprattutto, rispettare. Noi uomini siamo sempre alla ricerca di risposte ai perché, come se avessimo in mano l’universo. Siamo proprio sulla strada sbagliata.

“J.S.Bach, Invenzioni a due voce n.1.”.

Con mani sudate e tremanti, Stella inizia a suonare per la milionesima volta quella musica. Il suo cervello, le sue mani, la conoscono alla perfezione, ma ogni volta è come se fosse la prima. Mente e corpo sono in grado di andare in black-out. Questo è quello che succede alle persone troppo emotive, profonde e sensibili.

Chissà perché a scuola non mi succede, ma accade solo quando suono. Non la capirò mai questa cosa. Tutto le ore di studio svanite… così…

Mi scusi prof.ssa, è l’emozione. Aspetti che ricomincio. Aspetti.”, dice Stella paonazza oltre che sudata!

“Tranquilla, io aspetto. Sono qui, non mi muovo!”.

Quando Stella ricomincia a suonare succede qualcosa di strano, mai successo prima. Un qualcosa che le cambierà la vita. Poggiate le dita su quei tasti bianco avorio, si sente improvvisamente percorsa da un brivido freddo e penetrante che parte dall’apice dell’unghia dell’alluce ed arriva fino alla punta dei capelli. Per un tempo indefinito, la sua mente viene invasa da immagini, voci ed emozioni mai sentite prima. Come se fossero ricordi appartenenti a qualcun’ altro. Come se l’animo e i ricordi di qualcuno si fossero impossessati del suo corpo e lo avessero abitato per un attimo non definito di tempo.

Stella si rende conto di avere gli occhi chiusi e di aver semplicemente poggiato le dita sui tasti del pianoforte. Quell’attimo sarà, dunque, durato un nanosecondo… giusto iltempo di iniziare la musica. Un attimo sembrato un’eternità.

Dopo un secondo di esitazione, Stella, non fattasi spaventare, decide di iniziare a suonare come niente fosse, curiosa di approfondire quel misterioso evento, sperando che questo abbia un qualche seguito. Purtroppo, però, la musica termina senza che quella sensazione si sia rifatta viva. Forse, inconsapevolmente, Stella aveva lasciato una porticina di consapevolezza aperta che, così come si era aperta, si era richiusa. Forse è così che funziona: forse la magia è incessantemente alla ricerca di porticine aperte da varcare ed appena le trova, entra e le invade, prorompente! Il problema è trovarle queste porticine, chiusi, distratti, cinici, disillusi e presuntuosi come siamo.

Che cosa strana! Magari è solo la stanchezza che fa brutti scherzi.

Capitolo 3

Giornata faticosa

Driiiiiiiiiiin!!!!!!!!!!!

Ecco l’odiosa campanella che immancabilmente segna l’inizio di una lunga mattinata scolastica. Questa mattina ci sarà Italiano, Storia, Matematica, Educazione Fisica e Musica.

La professoressa di Italiano si siede alla cattedra, spesso usata come scudo di protezione atto a sottolineare la differenza di ruoli. Per carità, in una classe come quella ben venga che ci fosse!

E' una donna a dir poco stravagante, un personaggio fiabesco trapiantato forzatamente a vivere nel mondo degli umani. Rassomiglia molto all’insegnante di Divinazione di Hogwarts: alta, magra e senza curve, capelli a caschetto cadenti perfettamente al di sotto del lobo dell’orecchio, occhiali tondi e neri completamente occupati da un paio di occhi neri talmente grandi da risultare sproporzionati rispetto a quel viso smunto e ossuto.

“Barlo, Barti, Biosi.”, inizia l’appello.