Graffiando il mito - Alfonso Cardamone - E-Book

Graffiando il mito E-Book

Alfonso Cardamone

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Beschreibung

Cardamone bussa alla porta dei confini estremi della storia – oltre i quali, a monte, pesa l’interdetto – per delineare, a valle, una ipotesi di storia a venire verso cui orientare le coscienze e riattivare l’energia propositiva di un pensiero utopico fatto di fantasia e di ragione; e questa ipotesi non abbisogna di esplicitazioni, di enunciazioni di dettaglio, trovandosi illuminata nei suoi presupposti dagli atti di interpretazione conseguenti a quel bussare, a quell’estrarre allegorico, a quell’arrischiare letture del senso delle origini, al di qua della storia che è usualmente scritta e tràdita dalla penna del potere, come non possiamo non sapere oramai (dalla prefazione di Marcello Carlino). 

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Veröffentlichungsjahr: 2017

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alfonso cardamone

graffiando il mito

prefazione di Marcello Carlino

Proprietà letteraria riservata

© by Pellegrini Editore - Cosenza - Italy

Edizione eBook 2017

ISBN: 978-88-6822-539-1

Via Camposano, 41 (ex via De Rada) - 87100 Cosenza

Tel. (0984) 795065 - Fax (0984) 792672

Sito internet: www.pellegrinieditore.com - www.pellegrinilibri.it

E-mail: [email protected]

I diritti di traduzione, memorizzazione elettronica, riproduzione e adattamento totale o parziale, con qualsiasi mezzo (compresi i microfilm e le copie fotostatiche) sono riservati per tutti i Paesi.

ai miei figli

ai miei nipoti

e alle loro madri

I capitoli che compongono questo libro (eccezion fatta per quello di apertura) sono ispirati a saggi scritti dall’autore e pubblicati sulla Rivista “il piede e l’orma”, diretta dallo stesso per i tipi della Pellegrini Editore, opportunamente rivisti, rielaborati, aggiornati e conformati ai fini dell’impresa.

Prefazione

Bussando alla soglia

1.

Quando accade che si risalga il corso del tempo, tanto che viene valicato il confine segnato da ciò che per convenzione, e dietro garanzia diexpertisesscientifiche ed accademiche, si definisce storia – ma a scrivere la storia, e poi a farne recapito con l’assicurata delladamnatio memoriae, è la dialettica del potere: non possiamo non saperlo oramai –, ci si portano incontro, di necessità, sentieri non tracciati, perciò impervi e malfidi. E i più dicono improprio, anzi disonorevole, il solo accostarli e quindi vivamente sconsigliano di praticarli, di corrervi l’avventura. Fermarsi dinanzi a quella linea di confine, come dinanzi ad una porta dell’Ade presidiata da mostri, e tornare al noto, restando alquiae così riprendendo a battere la strada già battuta: questo si deve? No, Dio ci scampi da quella scienza piccola piccola, e timida, che s’appisola al riparo della correttezza filologica e della inoppugnabilità documentaria premiate ovunque e sempre dalle congreghe dell’accademia. Del resto, la preveggenza acuta della fantasia, congiunta alla ragione e usata a sedurla e a sostenerla, è un costituente irrinunciabile della ricerca, come le grandi scoperte hanno sempre asseverato; e la storia, per chi la intrattenga intensamente a colloquio e la responsabilizzi, non è mai senza uno sfondo possibile né è senza il riverbero che, sul futuro immaginato e auspicato, si proietta dalla lettura del passato, anche il più remoto. La storia è storia davvero se non s’appaga, satolla e inutile, dell’equazione di reale e razionale; e se determina le coordinate della sua posizione e della sua azione prendendo spinta e forza, viceversa, dall’utopia. E lo storico annovera tra le sue più degne di nota la virtù dell’allegorista. Per questo occorre trafiggere il presente con lo sguardo volto all’indietro come unangelusnovus, arrivando finanche a bussare alle porte chiuse su ciò che per convenzione – e per convenzione interdetto – è al di qua della storia; e per questo è bene rispondere al dovere morale di interpretare: interpretare, con il lavoro tenace di chi decritta allegorie, i segni pur labili che provengono dai margini, dalle periferie, dai recessi occultati, dalle distanze abissali ovvero da quanto di fattuale si mischia al leggendario. Ecco, esplorarlo come con analisi stratigrafiche per prestargli la parola – e chiamarlo a rendere testimonianza – e graffiare il mito al fine di cogliere cenni, trasposizioni, sensi di quel che sotto vi può essere nascosto: una tesi di filosofia della storia che sia sostenibile, e che sia da difendere e che si voglia raccomandare, inscrive potenziali di prassi siffatti. Non ho dubbio alcuno al riguardo.

Lesen Sie weiter in der vollständigen Ausgabe!

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