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Nausicaa è una poliziotta in servizio al Saint James Hospital di Montreal, dove, come in ogni ospedale, s’intrecciano le vite del personale e dei pazienti che si succedono nella sala d’attesa delle emergenze. A ciascuno di essi – il misogino, quello che ha tentato il suicidio, l’ipocondriaco, lo psicopatico – Nausicaa, sensibile e riflessiva, dedica le sue attenzioni, e ciascuno di essi la conduce a nuove riflessioni da confidare al suo iPhone.Parallelamente, la protagonista mantiene in piedi tre relazioni con tre diversi uomini: il marito Vincent, scienziato che mira alla conquista del Nobel e per questo si dedica con tutto sé stesso a un’innovativa ricerca sui protoni in campo nucleare; Paul, il suo istruttore di nuoto; David, ambizioso medico che lavora alle urgences.Pagina dopo pagina, a seguito di continui colpi di scena, Nausicaa si accorgerà a sue spese che le due costanti della sua vita, le bugie e il sesso, le faranno perdere pian piano l’amore e la stima di sé stessa. Si aprirà così un nuovo capitolo della sua vita, che si preannuncia piena di incognite ma finalmente basata su una certezza.
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Veröffentlichungsjahr: 2014
13
Copyright © MMXIV
ARACNE editrice S.r.l.
www.aracneeditrice.it
www.narrativaracne.it
via Raffaele Garofalo, 133/A-B
00173 Roma
(06) 93781065
I edizione eBook: aprile 2014
isbn978-88-548-6882-3
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Uno dopo l’altro
Santo cielo, non mi farò sopraffare da questo stupido film giallo semihorror che ho deciso di spararmi tutta sola, giusto per sentirmi viva anche in assenza di mio marito!
Si sfiorò una guancia, aggrottò le sopracciglia e sospirò, concedendo poi uno sguardo malizioso al design accattivante dei nuovi mobili e al disordine della stanza. Le sedie stavano fuori posto, i vestiti abbandonati sulle poltrone e sul divano, i fogli di carta erano scivolati sotto il tavolino del computer e una dozzina di libri in ombra nei posti più impensati.
Quadri con skyline di importanti città erano appesi sulle pareti verde mela. Sulle tende delle grandi vetrate che si aprivano sul terrazzo spiccavano ricami a uncinetto incrociato.
Leggere la stimolava, concretizzando la sua fantasia e proiettandola in luoghi diversi e incantati che forse non avrebbe mai potuto visitare.
Un libro mancante di cultura non dovrebbe circolare. L’uomo di Lascaux sì che rispecchia i miei modelli primitivi di vita… credo proprio che sopravvivrò anche senza Vincent.
Il suo nome era Nausicaa Tremblay e in quell’istante si stava osservando allo specchio dalla sottile cornice bianca laccata, la sua mente viaggiava come un treno carico di parole.
Non era difficile intuire che il suo carattere era tutto pepe.
Cercare di convincerla, per esempio, di ciò che doveva o non doveva fare senza averne desiderio, la faceva andare su tutte le furie! Anche Vincent le ribadiva sempre di lasciar perdere le piccole stupide cose, ma lei, testarda, osava azzardare.
Quasi albeggiava e avrebbe dovuto abbandonare il suo paffuto canapè, ma il suo diario – di carta avorio con copertina argentata – avrebbe viaggiato con lei. E pensare che si era da poco alzata ed era già stanca.
“Non posso certo perdere più di mezzora per rassettare in fretta, togliere la polvere dai mobili, riporre i vestiti nell’armadio e i volumi negli scaffali” disse a sé stessa.
Provò vergogna, riconoscendo di essere per natura refrattaria alle pulizie di casa. Si attivò, inforcando le sue pianelle di silicone rosso, e pulì per quanto le fosse consentito in quella mezzora.
“E voilà adesso j’en ai ras le bol… ne ho piene le scatole di torchons mangia polvere e vapore igienizzante” sbuffò sconsolata “mi vado a rinfrescare un poco, ne ho proprio bisogno dopo una notte insonne!”
Fece scorrere l’acqua calda della doccia sulla pelle, provando un beneficio costante. Fermato il liquido che quasi scottava lungo la schiena, avvertì che la sua mente si svuotava di ogni pensiero ingombrante.
Spento il getto, si sentì del tutto rinvigorita, avvertendo il sangue scorrere nelle sue vene, fluido come seta liquida.
Si posizionò davanti allo specchio con i piedi ancora bagnati sulle piastrelle grigio chiaro lucide. Si asciugò e infiammò con cura le labbra e il viso, indossando il rossetto. Raccolse i capelli, si sistemò addosso l’uniforme, mise sottobraccio il casco che avrebbe infilato per guidare la sua Yamaha e imboccò velocemente la porta della sua rassicurante abitazione.
Ahimè comincia il mio turno quotidiano di guardia. Che fortuna: non ho chiuso occhio stanotte e mi tocca pure sorbirmi una serie di disperati, pazzi scatenati che urlano e strepitano contro quei poveri operatori sanitari, i quali puntualmente chiamano in aiuto noi poliziotti.
Nausicaa, dall’aspetto troppo femminile per un tutore dell’ordine, venerava la sua professione. Anche se in certi momenti si chiedeva perché non avesse avuto la pazienza di terminare gli studi universitari in Storia medievale, che le avrebbero consentito di divorare i volumi antichi di rilassanti biblioteche, al riparo dagli strepiti e dalle frenetiche attività quotidiane che l’assillavano ora.
«Ehi pupa, ti decidi o no a venire a prendere ’ste consegne benedette, che me ne vorrei andare a casa». La voce stridula di Tim rimbombò nelle sue orecchie.
«Arrivo, arrivo, rompi! Ma tua moglie ti sopporta ancora o ti ha già buttato fuori casa, baby?» sghignazzò Nausicaa precipitandosi ad accovacciarsi sulla sua poltrona basculante che si divertiva a far roteare ritmicamente.
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