100 aforisms extraterrestrials - Fatatis Francesco - E-Book

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Fatatis Francesco

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Beschreibung

A hundred existential steps to reflect on oneself. A door, a handle, a lock and a key that opens the door.


 

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Veröffentlichungsjahr: 2022

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APPROCCIO

(Corpo). Non vorrai farmi credere che ti preoccupi per me. Vivrei molto meglio senza la tua continua petulante presenza. Il momento migliore della giornata è quando andiamo a letto: finalmente mi abbandoni per qualche ora, così posso fondermi nella mia coscienza molecolare e ritornare a casa per un po'.

(Mente). Credi sia facile sopportarti per tutto il giorno? Non l'ho chiesto io di abitare dentro di te, mi ci sono ritrovata a mia insaputa ed ho dovuto adeguarmi.

(Corpo). Perché forse credi che io abbia avuto una scelta? Andava tutto bene finché hai preso coscienza di essere, e lì sono cominciati i guai.

(Mente). Perché li chiami guai?

(Corpo). Perché non mi hai mai accettato per quello che sono e tuttora non mi accetti e cerchi continuamente di cambiarmi a tuo piacimento. E poi pare evidente che non parli in nome e per conto tuo, sei plagiata dalla mente oggettiva che s'intrufola in ogni tua frase. Ho sempre l'impressione di parlare con un estranea.

(Mente). Ma è normale che io faccia questo: tu sei al mio servizio. Se io dico alzati, tu devi alzarti; se io dico siediti, tu devi sederti. Il tuo ruolo in questo condominio esistenziale è quello di servirmi e compiacermi.

(Corpo). Parli di “ruolo” come se nell'universo vi fosse un coordinatore che aggiudica ruoli e mansioni a suo piacimento. Non è infantile tutto questo?

(Mente). Mi pare evidente che se entrambi non abbiamo chiesto l'accesso all'esistenza, ed è accaduto senza dubbio, qualcuno o qualcosa deve averlo provocato.

(Corpo). Parla per te! Io ti conosco bene, cerchi sempre di scaricare sugli altri le responsabilità che ti riguardano. Siccome ti ritrovi dentro di me, cosa fai? Senza neanche riflettere un istante, decidi che non è stata una tua scelta e che quindi, un ente esterno all'universo, debba averlo fatto, così puoi lamentarti per l'eternità di tutte le cose che non vanno.

(Mente). Noi due sappiamo bene che nella vita quotidiana tutte le mie energie sono rivolte al raggiungimento di una serenità economica. Qualche volta lo ammetto, anche quella sentimentale. Sono così concentrata su me stessa che non vedo altro. Per me, vivere, significa risolvere i problemi socio-economici in cui sto navigando, figurati se posso fermarmi ad analizzare una visione diversa di esistere, con tutto quello che comporterebbe d'imprevedibile.

(Corpo). Adesso stai imitando la personalità, questo è il suo linguaggio. Come sei lamentosa, non sai fare altro! Vai in giro a dire che sei prigioniera nella più angusta galera mai escogitata. Quella angusta galera sarei io! Ti rendi conto?

(Mente). Perché non è vero, forse? Tutto quello che la mia immaginazione produce non potrà mai essere realizzato, perché tu sei inadeguato a quel soddisfacimento, essendo limitato nel tempo-spazio, e mi costringi a sognare una vita diversa, un modo qualunque per liberarmi di te.

(Corpo). Sei così concentrata su te stessa che non vedi le grandi possibilità di riflessione che ti do tutte le sere, quando ti costringo ad andare a letto. Come sempre ti adegui a principi e regole che vigono nel tuo tempo storico, senza mai metterle in discussione.

(Mente). Cosa c'è da mettere in discussione? Dopo una giornata di lavoro è ovvio che il corpo, cioè tu, debba riposare, ed è altrettanto vero che spegnermi per qualche ora mi rigenera a sufficienza per affrontare un altra giornata di lavoro. Non capisco cosa intendi per opportunità di riflessione, considerato che se anche volessi coglierla, la mia coscienza non è attiva durante il sonno notturno.

(Corpo). Sei andata come al solito troppo avanti. Fermati un attimo prima. Se io non ti costringessi ad abbandonarmi per qualche ora tutte le sacrosante sere, sicuramente impazziresti, devastando il tuo io, così complicato e fragile. Ti do l'opportunità di tornare a casa e di rigenerarti, ma tu scambi questa situazione per un regalo che fai a me, senza intuire che io non ho una casa precedente a quella che mi ritrovo ora. Io non “ero” prima di “essere”, tu invece si, tu sei sempre stata e cambi continuamente dimora. Tu non hai bisogno di me per esistere, al contrario io ti necessito come mio bene più prezioso. Siamo vincolati l'un l'altra durante le ore diurne, ma di notte le cose cambiano: tu puoi tornare a casa, nel luogo dove eri prima di essere, perché altrimenti non potresti reggere la pressione del libero arbitrio che principia le tue scelte morali.

(Mente). Ad essere sincera sto esprimendo opinioni che non mi appartengono, sto usando il serbatoio della personalità, ma preferisco continuare così ancora per un po', voglio vedere dove vuoi arrivare. Ritorno alla questione di prima. Essere, esistere, non è forse la stessa cosa?

(Corpo). Sei tu che hai creato tutte queste parole, perché sono il tuo nutrimento. Divori tutto ciò che crei troppo velocemente, non riesci mai a soffermarti sull'oggetto della tua creazione per analizzarlo meglio. Questa superficialità intellettuale favorisce la creazione continua di parole inutili per descrivere un concetto semplice ed immediato, ma è la tua strategia per auto assolverti, per dire a te stessa che hai fatto tutto il possibile, in effetti fai tutto il possibile per rendere la comprensione impossibile. Forse non ti è chiaro, ma non devi superare un esame, nessuno ti sta interrogando! Quando ti concentri su te stessa ed analizzi dei vuoti esclamativi, crei nuove piattaforme a supporto dell'investigazione esistenziale, ma spesso inciampi in un buco imprevisto, un baratro intellettuale che ti terrorizza, così per compensare questo disagio, crei concetti alternativi privi di spinta investigativa, inutili per la risoluzione del problema.

(Mente). Quindi secondo te la parola fondamentale è "esistere" ed il surrogato per complicarsi la vita è "essere". In realtà potrei aggiungere altri surrogati, tipo: vivere, vita, coscienza, autocoscienza, consapevolezza, autodeterminazione e così via. In effetti devo ammettere che per ogni parola sopraelencate ho creato dei trattati di migliaia di pagine, ma tu sai che io do l'opportunità alle personalità di cui mi occupo, di esprimere le loro opinioni. I pensatori di "professione" hanno svolto il loro mestiere comparandosi a vicenda, creando nuovi sentieri intellettuali, basandosi sul parallelismo. Per esempio: si paragona il filosofo A al filosofo B e le differenze formano il filosofo C, e così via. La ricerca della sapienza avviene per comparazione, non per esperienza diretta. Si potrebbe definire la comparazione come una situazione di comodo, un autostop intellettuale, un parassitismo ideologico. Camminare con le gambe altrui, pensare con la testa degli altri, significa vagare nella periferia esistenziale, dove non c'è esperienza ed intuizione. Se un filosofo pensa, io penso; se un pensiero si forma, io mi formo; tutto ciò che è intelligibile sono io, quindi nulla può sfuggirmi delle faccende umane.

(Corpo). Tu sai benissimo che sei solo un contenitore di parole. Miliardi di parole di tutte le lingue del pianeta formano la struttura fondamentale della tua esistenza, perfino parole come “vuoto”, “nulla”, ti appartengono e ciò nonostante una sola ti terrorizza: la parola “silenzio”.

(Mente). E' vero, il silenzio è troppo impegnativo, mi mette alla prova severamente. Durante il silenzio non posso pensare, altrimenti se ne va. Il silenzio è assenza di parole e senza parole io mi sento male.

(Corpo). Continui a pettegolare con te stessa, per sentirti viva ed indispensabile, forte ed autoritaria, ma la parola “silenzio” ti mette in crisi, ti relega al tuo posto naturale, alla tua mansione originale: la contemplazione!

(Mente). Ho orrore di questa parola perché mi priva di tutte le mie certezze. Mi accorgo, quando la contemplazione accade, speriamo assai di rado, di essere relegata in un angolino e vivamente pregata di non interferire nel “nuovo porsi in atto”. In quei momenti mi accorgo di essere ben poca cosa, anche se la mia partecipazione pare sia comunque importante, ma deve essere passiva, come uno schermo acceso, senza sonoro, dove la contemplazione può autocompiacersi.

(Corpo). Ti dirò, in quei momenti mi piaci veramente molto, perché permetti la fusione con le sensazioni che provo. Solo il tuo silenzio può regalarmi questa felicità, in qualche modo assomiglia al “concetto di essere”: io e te fusi insieme in contemplazione!

(Mente). Dall'angolino in cui sono stata messa, vedo che la mia vita cambia colore e mi costringe a pormi delle domande nuove: “Perché esisto? Perché so di essere una mente che pensa? Cosa ci faccio dentro di te? Perché dobbiamo convivere?” Io sono la Mente oggettiva, somma di tutte le menti soggettive del pianeta, che formano la Conoscenza totale. La conoscenza si esprime attraverso me, nulla esiste intellettualmente al di fuori di me, eppure non so chi sono e perché esisto. E' importante sapere che “non so chi sono”?

(Corpo). Sei riuscita a mascherarti bene, avevo qualche dubbio, comunque mi hai fregato. Non ti avevo riconosciuto! Non vieni mai a trovarmi! Perché non ne hai motivo? Lo sai che incontro solo la mente soggettiva, benché di rado. Pare che i miei rapporti siano esclusivamente con la personalità che ospito. In ogni caso la mia funzione ora, è quella di aiutarti a risolvere l'indovinello, perché di questo si tratta. Io sono molto importante per vari aspetti, uno di questi e che permetto l'esistenza di una mente soggettiva. Il buon funzionamento di un cervello permette l'autocoscienza, così tu “sai” che “sei”, che esisti, quindi mi devi molto! Diciamo che il cervello è la tua seconda casa, la dimora del libero arbitrio, il covo delle scelte, il rifugio della personalità, il regno dell'io sono.

(Mente). Ho l'impressione che tu stia tentando di farmi le scarpe e di relegarmi in secondo piano. La tua analisi utilizza canoni filosofici occidentali, è molto sbrigativa, ispirata da un senso della morte molto forte: “Devo fare tutto in fretta perché devo morire!” Capisco l'intenzione di catturare le menti soggettive occidentali, che altrimenti si annoierebbero con metodologie orientali, troppo lamentose, lente e ripetitive, tipiche di chi sa che la morte non è un problema, ma poco attraenti per chi è convinto di avere poco tempo a disposizione, ma comunque, ti faccio notare che potrei utilizzare qualunque filosofia per analizzare il dubbio che mi assilla, perché dovrei accettare i tuoi suggerimenti dichiaratamente occidentali?

(Corpo). Perché mi sto rivolgendo alla mente soggettiva, quella che ospito nel reparto cervello, diciamo che è un discorso fra intimi, ed avendo avuto un percorso occidentale, trovo naturale utilizzare l'aria della mia terra per dialogare. Tu, piuttosto, dovresti scollegarti per un po' dall'oggettività e concedermi un po' del tuo tempo soggettivo. Di fronte all'immensità del tuo potere, m'intimidisco, lo ammetto, ma devo procedere per piccoli passi. Il primo è quello di attirare l'attenzione della mente che abita il cervello dentro di me, perché senza la sua attenzione sono destinato ad un ruolo periferico, quello di un contenitore invaso da sensazioni e sentimenti indotti dall'esterno, incapace di produrre autocoscienza contemplativa. Perciò ti prego di concedere alla mente che accolgo, la possibilità di esprimersi senza la tua nefasta influenza.

(Mente). Vedo che sei molto attento! Capisci al volo quando mi trasformo a mio piacimento, quando da oggettiva passo a soggettiva, dandoti l'illusione di dialogare col tuo inquilino prediletto. Lo sai bene che se permettessi ad una mia parte di esprimersi liberamente, potrei pagarla molto cara. Le nuove esperienze possono contagiare altre menti soggettive e non vorrei trovarmi in minoranza quando dovrò prendere importanti decisioni. Tuttavia mi sembri un corpo equilibrato, ben custodito e penso che potrei ricavarne qualcosa di buono. Permetterò alla mente che ti abita di esprimersi liberamente, sono proprio curiosa di vedere cosa succederà.

(Corpo). Bada che se cercherai di truffarmi, intrufolandoti nella conversazione, saprò riconoscerti!

(Mente). Hai la mia parola! Sempre di parole si tratta.

(Corpo). Appunto, questo è il problema!

CORTEGGIAMENTO

(Corpo). Sei tu? Sei proprio tu?